Caso Ruby. Berlusconi contrattacca ancora: “Non fuggo e non mi dimetto”

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Caso Ruby. Berlusconi contrattacca ancora: “Non fuggo e non mi dimetto”

22 Gennaio 2011

È sempre altissima la tensione sul caso Ruby. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi torna a far sentire la sua voce, intervenendo in collegamento telefonico ad un convegno organizzato a Milano dal Pdl.

"Siccome io ho reagito ad una autentica aggressione e siccome non ci sto, non fuggo e non mi dimetto, come gli aggressori pretendono – assicura – Visto che l’operazione non è riuscita come nel 1994, allora addirittura – aggiunge – sarei io che aggredisco perchè mi difendo da quello che è un autentico tentativo di eversione".

Il premier a questo proposito attacca il presidente della Camera Gianfranco Fini: "Dal 2008 al 2010 – sottolinea – Fini ha bocciato, non a caso, qualsiasi possibilità di riforma della giustizia, a partire, guarda caso, dalla legge sulle intercettazioni. Poi, sempre non a caso, è stata messa in atto la scissione di Futuro e libertà. L’intento era quello di mettere in minoranza il nostro governo, eletto dagli italiani. Poi il disegno eversivo è fallito, con il voto alla Camera e al Senato del 14 dicembre. E allora subito è partita l’operazione giudiziaria".

"Non è opportuno – replica Fini parlando a Reggio Calabria – candidare alcuni personaggi così come non è opportuno nel momento in cui si è sottoposti a indagini particolarmente complesse e che gettano una luce particolarmente negativa, dire ‘non mi muovo’ o peggio ancora ‘non considero possibile essere sottoposto alla valutazione dei magistrati’, dimostrando altro che presunzione di innocenza, quella è una richiesta evidente di impunità". Quanto alla nascita di Futuro e libertà, "abbiamo verificato l’impossibilità nel Pdl di affrontare certe questioni, l’impossibilità di dire certe scomode verità, di dibattere di cosa era giusto fare nell’interesse nazionale".

Nel suo intervento a Milano Berlusconi denuncia poi quella che definisce un’attività di spionaggio nei suoi confronti: "Vi sembra normale – chiede – che il presidente del Consiglio sia sottoposto a uno spionaggio del genere? Quello che è successo è di straordinaria gravità. Le intercettazioni non sono state fatte in seguito ad una notizia di reato, ma proprio per costruire attraverso di esse un’ipotesi di reato. Ma l’obiettivo è soprattutto politico e mediatico, indipendentemente dalle prove a sostegno delle accuse, che in quelle intercettazioni non ci sono".

Alle parole del premier il Pd replica da Torino, dove è riunito per il convegno promosso dal Movimento democratico guidato da Walter Veltroni. "Nostro compito – è l’appello del segretario del partito Pier Luigi Bersani – è quello di reagire, di invitare i timidi, timorosi e conformisti a reagire. Ormai il potere del premier è immorale, ha trasformato il potere in una satrapia. Passa le sue giornate a giustificare le sue nottate. Berlusconi lasci, si dimetta. Tutto è meglio di questo, anche le elezioni, noi siamo pronti e le vinciamo". "Abbiamo un uomo che minaccia i giudici che lo stanno indagando. Una situazione intollerabile dal punto di vista della democrazia liberale – aggiunge Walter Veltroni – Il premier pensi ad un Paese ferito e colpito e non solo a se stesso, faccia un passo indietro e si dimetta".

"Silvio Berlusconi – sottolinea sempre dai Democratici Ettore Rosato, membro del Copasir – lasci stare lo spionaggio e non tenti di evocare scenari di persecuzione nei suoi confronti perché ormai non può più permettersi i panni della vittima. Il Copasir gli ha offerto più volte la disponibilità ad ascoltarlo: volevamo discutere dei gravissimi problemi relativi alla nostra missione in Afghanistan ma anche su questioni legate alla sua sicurezza personale. Berlusconi ha però deriso l’organismo parlamentare. Ora abbia la decenza, se sa cosa significa, di lasciar stare spie e spioni".

Governo e Pdl fanno quadrato con il premier. "Siamo avvezzi a questi tentativi. Siamo certi che tutto questo fango si tradurrà in ulteriore consenso per Berlusconi – assicura il ministro per l’Istruzione Maria Stella Gelmini – Il 14 dicembre è fallito il golpe per via politica, quindi si è scelta la via giudiziaria, questa volta per screditare il presidente del Consiglio".

Il Pdl, fa eco il ministro della Giustizia Angelino Alfano, non accetta "lezioni" da "vestali della virtù, sacerdoti della decenza", ammantati da una "insopportabile ipocrisia. Non accettiamo questa lezione, perché non riconosciamo in loro dei professori. Non accettiamo la lezione perché accetti la lezione da chi è più bravo di te, accetti la predica da un prete, ti confessi con il tuo confessore. Non riteniamo che la sinistra italiana possa insegnarci nulla".

Infine, la giornata fa regisitrare una dura polemica anche tra Roberto Saviano e Marina Berlusconi. Lo scrittore dedica la laurea ad honorem in giurisprudenza ricevuta all’università di Genova "ai magistrati Ilda Boccassini, Antonio Sangermano e Pietro Forno che stanno vivendo giornate complicate solo per avere fatto il loro mestiere". "Il ‘mestiere di giustizia’, come lo chiama Saviano, e coloro che sono chiamati ad esercitarlo – replica la presidente della Fininvest e della Mondadori – non dovrebbero avere nulla a che vedere con la persecuzione personale e il fondamentalismo politico che questa vicenda mette invece tristemente, e con spudorata evidenza, sotto gli occhi di tutti. Mi fa letteralmente orrore che una persona come Roberto Saviano, che ha sempre dichiarato di voler dedicare ogni sua energia alla battaglia per il rispetto della libertà, della dignità delle persone e della legalità, sia arrivata a calpestare e di conseguenza a rinnegare tutto quello per cui ha sempre proclamato di battersi".