Caso Sandri: per l’avvocato, “no sassi nelle tasche di Gabriele”

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Caso Sandri: per l’avvocato, “no sassi nelle tasche di Gabriele”

16 Novembre 2007

L’ avvocato Michele
Monaco, legale della famiglia Sandri ha dichiarato che nelle tasche di
Gabriele, il tifoso laziale ucciso domenica scorsa da un poliziotto in un
autogrill di Arezzo, sono state trovate solo “microformazioni
calcaree”.

L’avvocato ha quindi ridimensionato
le notizie secondo le quali nel corso dell’autopsia fatta su Gabriele sarebbero
stati trovati dei sassi. “Che cosa si intende per sassi? – ha chiesto il
legale nel corso di una conferenza stampa – Sono state trovate
solo microformazioni calcaree. E non parliamo di sassi in
termini offensivi”, ha aggiunto.

Anche se, a quanto si apprende negli ambienti giudiziari, si tratterebbe
proprio di due sassi. In particolare, a quanto si apprende, gli inquirenti avrebbero
repertato due pietre e stabilito le misure: una è delle
dimensioni di 8X6 cm e 3 di spessore, e l’altra di 4X4 cm e 3 di spessore. In
pratica, fanno notare gli inquirenti, sarebbero dei sassi atti a offendere, come
confermato anche in sede giudiziaria.

Il legale ha poi rivolto un duro attacco al questore di Arezzo Vincenzo
Giacobbe che, a distanza di diverse ore dall’omicidio di Gabriele, ha
continuato a parlare di due colpi in aria sparati dal poliziotto.

“Il dottor Giacobbe
– ha affermato Monaco – ha mentito davanti alle telecamere.
Ha detto bugie gravissime. Ha mentito, sapendo di mentire perché il fatto è
successo alle 9 e alle 9.30 si sapeva già tutto di come era andata.
L’informazione doveva essere immediata e corretta”, ha sottolineato il legale
della famiglia, che si costituirà parte civile al processo.

A parte le accuse al
questore di Arezzo, la difesa della famiglia Sandri ha elogiato il lavoro
svolto dagli inquirenti: “Si sta lavorando senza nessuna reticenza”,
ha aggiunto l’altro avvocato Luigi Conti.

Durante la conferenza stampa, Cristiano Sandri, fratello del giovane ucciso, ha
rivolto un appello ai media: “Non infangate il nome di Gabriele”.

“Non
strumentalizzate la vicenda perché niente può cambiare quello che è avvenuto: e
cioè che un poliziotto ha assassinato un uomo innocente, mio fratello. Non
mi stancherò mai di ripetere che questa vicenda non ha nulla a che vedere
con il calcio, gli ultras e il tifo violento – ha
continuato Cristiano Sandri.

“Quello che è accaduto
è che un agente di polizia, tutore dell’ordine, si è sentito in diritto di
tirare fuori dalla fondina la pistola e di sparare contro l’auto due proiettili
uno dei quali ha raggiunto il collo di mio fratello. Che è stato assassinato,
ammazzato”.

In ogni caso, Cristiano
chiede che la morte del fratello non venga usata dai tifosi come occasione per
fare violenze, che sono ”sono inammissibili”. 

Il fratello del giovane ucciso domenica scorsa precisa anche che Gabriele
Sandri “fu diffidato per due mesi ma poi la questione fu archiviata”.

Quanto all’agente della Polizia Stradale che ha ucciso il fratello:
“Nessuno della nostra famiglia lo ha sentito. Penso che comunque arriverà
anche il tempo del perdono”. Nei suoi confronti
“chiederemo una condanna giusta”, ha concluso l’avvocato Monaco.