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Cassazione: ok sequestro siti con notizie segrete

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La rete "trema". I siti web che pubblicano documenti pubblici riservati o notizie segrete rischiano infatti il sequestro. Ma non è tutto: il responsabile potrebbe essere condannato per rivelazione d'atti d'ufficio anche se il documento è già apparso su altri siti.

È quanto ha affermato la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 30968 di oggi, ha respinto il ricorso del responsabile di un sito web che aveva pubblicato una relazione "conclusiva riservata" di un Asl locale.

L'uomo si era opposto contro l'ordinanza con la quale il Tribunale di Reggio Calabria aveva confermato, in sede di riesame, il decreto di sequestro disposto, in prima battuta, dal Gip. Contro la decisione l'indagato ha fatto ricorso alla Suprema corte sperando nel rilascio del sito. Ma le cose non sono andate così.

I giudici della sesta sezione penale lo hanno respinto precisando che "i giudici del riesame, dopo aver premesso che si trattava di un documento riservato e quindi sottratto a qualunque tipo di accesso amministrativo o di pubblicazione, hanno ritenuto sussistente il fumus commissi delicti in ordine al reato di rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio ipotizzato a carico dell'indagato, quale direttore responsabile del sito web, ritenendo che l'estraneo che non si limiti a ricevere la notizia segreta, ma rilevi, a sua volta pubblicandola, risponde a titolo di concorso con il pubblico ufficiale cui si riferisce l'art. 326 c.p., in quanto realizza una ulteriore condotta rispetto a quella dell'originario rivelatore".

Non basta. "La condotta di utilizzazione della notizia segreta impedisce di attribuire rilievo scriminante alla circostanza che altri, in precedenza, abbiano posto in essere analoghe condotte propalando la relazione riservata.

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