Castaldini: “Detrazioni primo passo per riconoscere la libertà educativa”

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Castaldini: “Detrazioni primo passo per riconoscere la libertà educativa”

02 Marzo 2015

Sulla riforma della scuola non si può ancora dare un giudizio nel merito perché non conosciamo il contenuto dei decreti. L’impressione è che però come al solito si parli moltissimo di scuola statale e poco delle scuole paritarie. Ne discutiamo con Valentina Castaldini, portavoce nazionale del Nuovo Centrodestra e consigliere comunale a Bologna.

Come si fa a superare l’ideologia dominante nel nostro Paese che identifica la scuola pubblica con quella statale?

Applicando la Legge Berlinguer che riconosce la parità scolastica e capendo che nel nostro sistema, soprattutto per quanto riguarda la fascia di età che va da zero a sette anni, se non ci fossero le scuole paritarie mancherebbe un servizio fondamentale per le donne che lavorano.

Negli ultimi anni si registrano pesanti tagli alle paritarie. Sul tavolo c’è una proposta targata Ncd di bonus fiscale per le parificate e sappiamo che in Italia sono già state sperimentate detrazioni per gli asili privati e comunali. Che ne pensa anche in virtù della sua esperienza a Bologna?

La questione della detrazione è il primo passo verso un riconoscimento di chi paga la scuola due volte, sia la scuola pubblica (le tasse versate per un servizio di cui non si usufruisce, ndr.) sia la scuola che si decide, liberamente, di far frequentare ai propri figli. Il punto è proprio questo: la libertà di educazione, che è sacrosanta, deve essere tutelata almeno con la detrazione. Se possiamo detrarre attività sportive o visite veterinarie non si capisce perché non dovremmo farlo con l’educazione da dare ai nostri figli.

Parliamo dei costi. Quello medio per studente nelle paritarie è nettamente più basso rispetto alle statali.

A Bologna un bambino in un nido comunale costa 14mila euro all’anno, immaginiamoci cosa significa per una mamma affrontare una spesa del genere per accudire il proprio figlio. Una scuola paritaria invece costa 3mila euro all’anno. E’ oggettivo che dal punto di vista dei costi oggi le paritarie debbano essere sostenute in tutti i modi.

Sembra riproporsi anche il problema della valutazione dei docenti. Questione che ha certamente una sua importanza ma non crede che negli ultimi lustri le paritarie abbiano già fatto abbastanza per il monitoraggio interno degli insegnanti?

Chi sceglie, sceglie la qualità. Se no si andrebbe in un’altra scuola, se ne pagherebbe un’altra. Secondo, almeno per quanto mi riguarda e per l’esperienza che ho, tutte le scuole paritarie oggi hanno la “carta dei servizi” che indica qual è il progetto pedagogico dell’istituto. Invito chi va a iscrivere il proprio figlio nei nidi o nelle materne comunali a chiederla, per verificare se ce n’è una. Bisogna guardare la realtà prima di fare degli slogan.

E’ d’accordo sul fatto che l’occupabilità si realizza sul territorio integrando scuola e lavoro, rivalutando lo studio delle materie tecniche e scientifiche e anche il lavoro manuale?

Penso alla scuola dei mestieri di Torino. Un esempio incredibile di come ragazzi che non sono particolarmente abili in certe materie ma che capiscono qual è la loro strada, la loro vocazione lavorativa, “facendo”, possono essere valorizzati. Sono in migliaia e tanti aspettano di accedere perché sanno che, frequentando quella scuola, imparando un mestiere, dopo troveranno un lavoro.

Quindi?

Dobbiamo guardare a modelli del genere, proporli e riproporli, anche innovando quelle scuole che non riescono più a dare una professionalità al passo con i tempi. Non possiamo togliere a un ragazzo la possibilità di provare prima di riuscire, che è la prima cosa che bisogna avere in mente quando si ha di fronte un giovane. Solo così possiamo dargli l’opportunità di entrare in un mondo del lavoro che è sempre più competitivo, con gli strumenti utili per affrontarlo.    

Dall’educazione sessuale all’eutanasia, famiglie e studenti possono rifiutarsi di seguire lezioni sulle quali non sono d’accordo?

Certo e bisogna rifocalizzare la questione dell’educazione, rendersi conto che chi educa per primo è la famiglia, non è la scuola. La famiglia educa e ha questo compito primario. E’ chiaro che come madre e genitore devo poter essere libera di decidere io come parlare ai miei figli di questo o quell’aspetto della realtà, con le modalità che ritengo giuste. Bisognerebbe smetterla di pensare che gli adulti non sono capaci di educare i propri figli. Gli adulti sono capaci di farlo, vanno responsabilizzati, punto. La scuola funzionerebbe anche di più.