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Pannella che difende Di Battista

Che fine avrebbe fatto Gandhi nel Califfato islamico

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Il leader radicale Marco Pannella ha definito il grillino Alessandro Di Battista un "non violento" perché propone di opporsi ai tagliatori di teste dello Stato islamico con la forza della ragione piuttosto che lasciando parlare le armi. Secondo Pannella, l'Occidente non può comportarsi alla stregua degli islamo-fascisti, usando Guantanamo così come quelli fanno con le decapitazioni.

Ma a parte il fatto che non risultano decapitazioni a Guantanamo, è davvero molto pericoloso considerare la "non violenza" una verità universale. Se mai possiamo considerarla una pratica che funziona in certe circostanze dove governi e oppositori sono disposti a scontrarsi 'ragionevolmente' condividendo le regole basilari e quelle sì universali della civiltà umana, in un contesto in cui gli 'oppressori' capiscono che perseverando farebbero andare in corto circuito il loro stesso sistema di valori.

Nel corso della Storia però abbiamo visto anche irrompere un Male inumano e barbarico che se ne frega della morale e della razionalità. Se Gandhi o Martin Luther King, invece che nell'India dominata dagli inglesi o nella democrazia americana, avessero praticato la non violenza nell'Emirato talebano o nella Germania nazista, molto probabilmente sarebbero finiti decapitati, gasati e gettati in una fossa comune. Forse che con la disobbedienza civile gli ebrei si sarebbero salvati dai campi di concentramento?

Il pacifismo non funziona con il fascismo islamico, come non poteva funzionare con il nazismo. Se ci si ostina a dare alla non violenza un valore universale si finirà per favorire tiranni e assassini. Scriveva George Orwell: "i risultati della cosiddetta propaganda pacifista sono altrettanto disonesti di quelli della propaganda di guerra". Pagine che dopo la decapitazione di Foley servirebbe rileggere.

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