Chi difende la libertà di coscienza di Dorina Bianchi?

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Chi difende la libertà di coscienza di Dorina Bianchi?

24 Settembre 2009

Di questi tempi il concetto di libertà di coscienza sta entrando, di diritto, nel glossario del politicamente corretto. Specie se applicato alla sfera dei cosiddetti temi etici. Il caso di Dorina Bianchi, la senatrice teodem che ha “osato” sfidare la disciplina del suo partito, il Pd, è da questo punto di vista emblematico.

Nello spazio di un pomeriggio è finita “sotto processo” per quel “sì” all’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva (RU486) varata con voto unanime al Senato, Commissione Sanità.  Nel Pd è scoppiato il finimondo e la Bianchi da capogruppo dei democrat nella stessa Commissione ha rischiato di essere retrocessa a semplice peones se non addirittura – erano i desiderata dei colleghi di banco e di partito più intransigenti – fare la fine di un altro ex Pd, Riccardo Villari, licenziato in tronco dall’allora segretario Veltroni per le note vicende della Commissione di Vigilanza Rai.  

Del caso Bianchi ha dovuto occuparsi Franceschini in persona, cercando di chiudere in fretta quella che avrebbe potuto trasformarsi nell’ennesima frattura con l’ala cattolica più ortodossa del suo partito, per dire che non c’era libertà di coscienza che tenesse, ma solo la posizione del partito da applicare alla lettera. Risultato finale: la Bianchi ha dovuto rinunciare al mandato di relatrice di minoranza sull’indagine conoscitiva. E c’è da chiedersi a quando la prossima reprimenda, solo per aver espresso la sua convinzione in linea con una sensibilità cattolica su una questione che sta nel campo della bioetica.

E’ il solito doppiopesismo democrat che esalta l’iniziativa di Fini – legittima e come tale meritevole di rispetto – per il disarmo bilaterale sul biotestamento e per l’impegno a garantire che la libertà di coscienza di ogni deputato venga rispettata fino in fondo quando la discussione e il voto arriveranno a Montecitorio, ma grida allo scandalo quando in nome di quella stessa libertà di coscienza, si vuole verificare la compatibilità della Ru486 con la legge 194.

Come se fosse meglio, anzi politicamente corretto, non sapere o far finta di nulla. Insomma, per dirla con le parole un po’ amare del teodem Enzo Carra, rinviare la legge sul testamento biologico sarebbe progressista e  vederci più chiaro sulla pillola abortiva sarebbe reazionario. Ma la libertà di coscienza di Dorina Bianchi chi l’ha garantita, rispettata, difesa?

Certo non il Pd, ma ci saremmo aspettati che il caso della senatrice avesse suscitato almeno un moto di indignazione in quei laici del centrodestra (non solo tra i banchi di Montecitorio) tanto  sensibili alle tesi finiane sulla bioetica e novelli paladini della libertà di coscienza. Per carità, non intendiamo dare lezioni a nessuno. Solo proporre una riflessione attorno a un concetto semplice semplice ma vecchio come il mondo che però, troppo spesso, finisce nel dimenticatoio: la coerenza.