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L'uovo di giornata

Chi l’ha visto?

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Era il 26 marzo 2020. Il Senato tornava a riunirsi dopo la sua quarantena. Si era risolto il problema del distanziamento: via ospiti e giornalisti, le tribune sarebbero state occupate da parlamentari, in modo da consentire a chiunque di loro volesse prendere parte ai lavori di poterlo fare garantendo le giuste distanze senza costringere la Camera Alta a trasferirsi altrove.

La scena sembrava di quelle tratte da un film di Sorrentino: velluti rossi punteggiati dal bianco delle mascherine che coprivano i volti dei “potenti” e al banco del governo, quasi a segnare la separazione dei poteri, la capigliatura nero corvino del Premier: a prova di ricrescita.

Conte legge il discorso della “riapertura”. Usa i toni dell’unità nazionale. Illustra l’ultimissimo decreto che, ad un comma dell’articolo 2, così recita: “I provvedimenti emanati in attuazione del presente articolo sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e comunicati alle Camere entro il giorno successivo alla loro pubblicazione. Il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato riferisce ogni quindici giorni alle Camere sulle misure adottate ai sensi del presente decreto”.

Venti giorni e più, non vent’anni dopo: come passa il tempo! Nel mentre Conte ha trovato modo e l’occasione di attaccare in diretta televisiva le opposizioni beccandosi del “Chavez” non da Radio Padania bensì dal Frankfurter Allgemeine Zeitung. In gran segreto istituzionale ha anche nominato una Commissione d’esperti per la ripartenza. Di chiedere d’essere audito dalle Camere, però, non gli è passato nemmeno per la testa: “manc’ pa capa”, chioserebbe l’ineffabile De Luca. D’altro canto, almeno fin qui, nessuna forza politica, di opposizione o maggioranza che sia, gli ha chiesto di rispettare quanto da lui stesso stabilito con la forza della legge.

Sia chiaro: non si tratta di “peccato mortale”. E’ più un fatto di clima che di voglia, recitava una canzone sul Sessantotto. Clima emblematico, però: in questo strano momento politico governato dalle atmosfere del “Grande Fratello” si può promettere tutto e non rispettare nulla. Si può dire che i soldi sono disponibili sui conti correnti, mentre non si è neppure parlato con le banche; che la cassa integrazione scatta immediatamente, per appellarsi alle aziende perché provvedano; che il pagamento dei mutui è bloccato, per scoprire che si tratta di un suggerimento …

L’emergenza è ancora lunga. E’ bene che, se non il governo, almeno il clima cambi. Sono passati più di 20 giorni e Conte non ha rispettato quanto stabilito per legge (e, nella gerarchia delle fonti, la legge viene ancora prima delle promesse): non si è fatto vedere in Parlamento. Qualcuno gliene chieda conto. Forse, potrà avere qualche risposta anche sulle altre assicurazioni.

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