Cina. Entro fine anno fucilazioni al posto delle iniezioni letali: “Più umano”
17 Giugno 2009
di Redazione
Entro la fine di quest’anno Pechino sostituirà le iniezioni letali con le fucilazioni come misura contro i condannati a morte. La notizia è stata diffusa oggi dal giornale "Beijing Youth Daily", che cita l’Alto Tribunale Popolare cinese.
Per mettere in atto le esecuzioni, prosegue il quotidiano, nel centro detentivo numero 1 della località di Dougezhuang, a circa 20 chilometri dalla capitale cinese, è stato costruito un recinto speciale. Il giornale cinese spiega che, secondo le loro fonti, il nuovo centro di esecuzione è stato equipaggiato con sale speciali a questo scopo, zone di osservazione e di conservazione dei cadaveri.
Si tratta della settima città cinese che ha deciso di cambiare il metodo di esecuzione per i condannati a morte sin da quando a gennaio del 2008 il Tribunale Popolare Supremo (TPS) decise di estendere la pratica dell’iniezione letale a tutto il paese perché considerato "più umano" rispetto al colpo alla nuca.
Secondo i legislatori locali, ogni anno in Cina vengono inflitte circa 8mila pene capitali, delle quali gruppi per la difesa dei diritti umani come Amnesty International è riuscita a contrastare un migliaio.
L’Alto Tribunale della capitale è formato dalla polizia giudiziaria che amministra le iniezioni e le equipe mediche che controllano l’uso del barbiturico letale e confermano la morte dei condannati.
In Cina, l’iniezione letale è stata legalizzata nel 1997 attraverso una modifica della Legge del Processo Penale per offire un metodo alternativo all’esecuzione. La prima città dove è stata applicata l’iniezione fu Kunming, seguita poi da Wuhan, Shanghai, Chengdu, Hangzhou y Luoyang. Solo nel giugno del 2000 Pechino iniziò ad applicarla come metodo per le esecuzioni.
