Cina. Hu Jintao rientra in patria a causa dei disordini nello Xinjiang
08 Luglio 2009
di Redazione
Il presidente cinese Hu Jintao, visto l’aggravarsi dei disordini nello Xinjiang, ha anticipato il suo rientro in Cina, e di conseguenza non parteciperà al G8 dell’Aquila. Lo ha detto Tang Heng, primo consigliere politico dell’ambasciata cinese in Italia, precisando che il presidente Hu è partito da Pisa diretto a Pechino.
Il primo consigliere politico dell’ambasciata cinese in Italia, Tang Heng, ha detto: "Gli affari interni e la situazione nello Xinjiang hanno fatto partire in anticipo il presidente. Sappiamo di aver creato un inconveniente, ma la questura ha garantito la massima sicurezza per il cambiamento di programma. Ringraziamo il questore Francesco Tagliente per aver gestito con professionalità la nuova situazione". La delegazione cinese al G8 sarà guidata dal membro del Consiglio di Stato Dai Bingguo, spiega l’agenzia "Nuova Cina".
Testimoni riferiscono che stamattina la città di Urumqi, dove si è verificato il massacro di domenica, rimane tesa dopo una notte di coprifuoco. Reparti militari e della polizia pattugliano le strade in forze dopo che ieri sia gli uighuri che gli immigrati cinesi hanno protestato in piazza, rischiando di innescare nuove violenze. Secondo notizie non confermate, gruppi di uighuri armati di bastoni stanno fronteggiando la polizia in un quartiere musulmano.
La stampa, a partire del Quotidiano del Popolo, il quotidiano del Partito Comunista, fa appello alla concordia e alla fratellanza tra i diversi gruppi etnici. I mezzi d’informazione cinesi sostengono che le vittime della violenza del fine settimana sono in gran parte civili cinesi attaccati dai giovani uighuri. I nazionalisti uighuri non negano che si siano verificati episodi di violenza contro gli immigrati ma solo dopo che la polizia aveva disperso con "eccessiva forza" una dimostrazione pacifica. Le orgini etniche delle 156 vittime delle violenze non sono state rese note dalle autorità.
