Cina. La polizia irrompe in un locale e blocca il primo concorso di bellezza gay

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Cina. La polizia irrompe in un locale e blocca il primo concorso di bellezza gay

15 Gennaio 2010

La polizia ha bloccato oggi il primo concorso di bellezza per omosessuali della Cina, che si sarebbe dovuto svolgere a Pechino. "Ci hanno detto che non avevamo i permessi giusti – ha affermato Michael Tsai, uno degli organizzatori – ma speriamo di poterlo fare in futuro".

"Ora sono in corso delle discussioni e in ogni caso manderemo qualcuno a rappresentare la Cina al concorso di bellezza internazionale ‘Mr.Gay’ che si svolgerà ad Oslo, in febbraio", ha aggiunto Tsai. La polizia è intervenuta all’ultimo momento, quando tutti i preparativi erano già stati completati al Lan Club, un popolare locale nel centro della capitale.

L’evento era stato annunciato nei giorni scorsi e la stampa cinese, che agisce sotto uno stretto controllo delle autorità, gli aveva dedicato ampio spazio. In un articolo diffuso oggi l’ agenzia ufficiale Nuova Cina aveva intervistato gli organizzatori, riportando le loro dichiarazioni secondo le quali l’iniziativa aveva l’ obiettivo di "far conoscere meglio" i problemi della comunità gay cinese.

Quando sono arrivati gli agenti a notificare il divieto, centinaia di persone erano già locale per partecipare all’ iniziativa. Oltre ad attivisti gay cinesi e stranieri erano presenti un gran numero di giornalisti, fotografi e cameramen. Nella notizia diffusa oggi, Nuova Cina aveva sottolineato che gli organizzatori "non avevano avuto problemi" col governo. Ospite d’onore della serata avrebbe dovuto essere la sociologa Li Yinhe, dell’ Accademia delle Scienze della Cina, l’istituto di studi del Partito Comunista Cinese, che ha studiato in modo approfondito le condizioni dei gay in Cina.

Secondo la stessa Li Yinhe, i gay in Cina sono tra i 36 ed i 48 milioni, in grande maggioranza non dichiarati. L’omosessualità è stata cancellata nel 2001 dalla lista delle malattie mentali e dal 1997 non è un reato, ma nella società permangono forti pregiudizi verso le unioni tra persone dello stesso sesso. "La maggioranza dei cinesi – sostiene Zhang Beichuan, un funzionario della sanità pubblica che si occupa dei problemi dei gay – vede l’ omosessualità come una cosa disgustosa e contraria alla morale e all’etica cinesi e le autorità preferiscono di solito mantenere il silenzio sull’ argomento, come sulla prostituzione e la diffusione della droga".

Quello di oggi non è il primo caso nel quale le autorità intervengono in extremis per bloccare un evento pubblico della comunità gay, probabilmente a causa dell’attenzione dimostrata per queste iniziative dalla stampa cinese e straniera. Nel 2005 la polizia aveva impedito con la forza la celebrazione di un festival dedicato all’omossessualità a Pechino, poche ore prima dell’inizio dell’evento in un locale riservato ai gay della capitale. La scorsa estate gli organizzatori della "settimana dell’orgoglio omosessuale" che si è svolta a Shanghai sono stati costretti a cancellare l’unico evento pubblico previsto, una sfilata di moda con modelli gay con la stessa motivazione usato oggi, cioè che non erano stati richiesti i necessari permessi.