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Cina: per polemica sul Darfur, Spielberg minaccia ritiro dalle Olimpiadi

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Steven Spielberg sarebbe intenzionato a lasciare l'incarico di consulente artistico del comitato organizzativo delle Olimpiadi di Pechino del prossimo anno se la Cina non assumerà un ruolo più attivo per porre fine alle violenze in Darfur, la regione occidentale del Sudan martoriata da quattro anni da una sanguinosa guerra civile.

"Steven deciderà nelle prossime settimane del futuro del suo lavoro con la Cina. Il nostro interesse principale è porre fine al genocidio - ha detto il portavoce di Spielberg, Andy Spahn - Tutte le possibilità sono sul tavolo".  La presa di posizione del regista, prende le mosse dalle accuse che gli sono state mosse da più parti di non utilizzare la sua posizione per fare pressioni sulle autorità cinesi, accusate di sostenere il genocidio in Darfur attraverso la vendita di armi a Karthoum, che poi finiscono nelle mani dei janjaweed, autori di atrocità contro i civili sudanesi.

Nei mesi scorsi a puntare il dito contro la Repubblica Popolare e Spielberg è stata persino la star di Hollywood Mia Farrow, che a marzo - attraverso le pagine del 'Wall Street Journal' - ha accusato il regista di non volere che "il mondo guardi alle atrocità durante le Olimpiadi".

Sono in molti, da tempo, a chiedere il boicottaggio dei Giochi Olimpici se la Cina non cambierà la sua posizione nei confronti del Sudan, dove ha importanti interessi e di cui importa il 60 per cento del greggio prodotto.

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