Cinema. Arrestato il regista Roman Polanski per stupro nel 1977

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Cinema. Arrestato il regista Roman Polanski per stupro nel 1977

27 Settembre 2009

Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha confermato all’Ats che Roman Polanski è stato fermato ieri sera al momento del suo arrivo in Svizzera su mandato americano. Il cineasta franco-polacco, in detenzione preventiva in attesa di estradizione, può fare appello contro la decisione. Intanto, l’associazione dei registi cinematografici svizzeri ha protestato contro l’arresto, definito "non solo di una grottesca farsa giuridica" ma anche di "un enorme scandalo culturale".

L’arresto di Roman Polanski, che oggi avrebbe dovuto ricevere il premio alla carriera al quinto Festival del Film di Zurigo, "è uno scandalo giuridico che può provocare enormi danni all’immagine della Svizzera a livello internazionale", ma è anche "uno schiaffo a tutti gli operatori culturali del paese", scrive in un comunicato l’Associazione svizzera regia e sceneggiatura di film. 

Secondo quest’ultima è "una mostruosità" che la giustizia elvetica abbia fatto arrestare uno dei più rinomati registi cinematografici per un caso che risale ad oltre trentanni or sono, assecondando una richiesta statunitense basata su un mandato d’arresto spiccato nel 1978. Polanski, che oggi ha 76 anni, era stato arrestato a Los Angeles nel 1977 in seguito alla denuncia dei genitori di una ragazza di 13 anni con l’accusa di "relazioni sessuali illegali". Un episodio avvenuto nella casa all’epoca di Jack Nicholson a Hollywood. Polanski si era difeso affermando che l’adolescente era consenziente e aveva precedenti esperienze sessuali. Rimase tuttavia in prigione per poco più di un mese, ma prima della sentenza lasciò il Paese e si rifugiò in Europa.

L’arresto di Roman Polanski in Svizzera fa tornare alla ribalta il massacro di Bel Air. Proprio ad agosto è caduto il quarantesimo anniversario della strage che sconvolse Hollywood, mentre due giorni fa è morta Susan Atkins, 61 anni, che accoltellò a morte l’attrice Sharon Tate, la moglie del regista polacco costretto ad abbandonare gli Stati Uniti e trasferirsi a Parigi per aver violentato nel 1977, nella casa di Jack Nicholson, una bambina di 13 anni, Samantha Geiger.

Nel massacro di Bel Air, insieme alla splendida moglie del regista, incinta di otto mesi, vennero trucidate nella villa di Los Angeles altre quattro persone: l’ereditiera Abigal Folger, figlia dell’imprenditore del caffè "Folger", il suo fidanzato e scrittore Wojciech Frykowsky, il parrucchiere delle star Jay Sebring e il custode della villa, Steven Parent. Mandante del massacro fu Charles Manson, aspirante musicista rock con un passato criminale e leader di una macabra setta di sbandati ispirata al culto del demonio, delle droghe e del sesso. Assieme a Manson per quel massacro furono condannati i membri della sua "famiglia": Charles Tex Watson, e quattro donne, Susan Atkins, scomparsa venerdì per un tumore al cervello dopo che confessò di aver accoltellato la Tate; Leslie Van Houten; Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian.

Originariamente destinati alla sedia elettrica, i membri della setta si videro commutare la condanna nell’ergastolo dopo che la Corte Suprema aveva sospeso la pena capitale nel 1971. La strage venne scoperta la mattina del 9 agosto 1969, quando la polizia di Los Angeles rinvenne a Cielo Drive i cadaveri di Sharon Tate, appena 28enne, e dei suoi quattro amici. Parent, il primo a essere ucciso, venne trovato sulla sua automobile mentre Sebrig e Folger riversi su un vialetto esterno. La scena che si presentò agli investigatori fu raccapricciante: sulla porta della villa e sul frigorifero i poliziotti trovano scritto con il sangue della vittime "pig". Nel salotto, la moglie di Polanski e Frykowsky, giacenti a terra con un cappio al collo. In totale alle vittime vennero inferte ben 160 coltellate.

Stando alla ricostruzione, Manson aspettò in auto (altri invece sostengono che rimase nel ranch dove risiedeva l’organizzazione) ordinando ai suoi adepti di compiere la strage. Charles «Tex» Watson (a cui Manson diede il comando dell’esecuzione), Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian, si diressero così verso la villa armati di coltelli, un revolver e un filo di nylon lungo 13 metri. Giunti sul posto, i quattro tagliarono i fili del telefono. Ad eccezione di Linda Kasabian, che doveva coprire loro le spalle, gli altri tre scavalcarono la recinzione e uccisero il custode, Parent. Entrati nella villa i membri della «Family» non ebbero nessuna pietà.

Il primo a cadere fu il parrucchiere Sebring, che implorò di lasciar in vita Tate in quanto incinta, ma venne ferito con un colpo di revolver all’ascella e finito con una serie di coltellate. Poi toccò a Frykowski, che venne accoltellato da Susan Atkins. Stessa sorte anche per la Folger, accoltellata ripetutamente. L’ultima vittima fu Sharon Tate, a cui spettò la sorte peggiore. Infatti, venne prima picchiata a sangue, torturata con il filo di nylon e accoltellata 16 volte al petto.Con uno straccio intriso del sangue dell’attrice, Susan Atkins scrisse sulla porta, da cui avevano fatto irruzione, "Pig" (maiale è anche il termine statunitense con cui ci si riferisce con spregio alla polizia e "Piggies" è il titolo di una canzone dei Beatles). Sullo specchio del bagno venne scritto Helter Skelter. L’espressione inglese "helter skelter" indica i grandi scivoli di forma elicoidale dei Luna Park e venne interpretata da Manson come "arrivo del caos" e "fine del mondo", il titolo di una canzone dei Beatles che Manson interpretò come un messaggio subliminale apocalittico.

Il massacro suscitò un enorme scalpore non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. Roman Polanski scampò alla strage solo perchè era in Inghilterra, dove il regista aveva appena finito di girare "Rosemary’s Baby". La polizia, lì per lì, non ebbe una pista precisa da seguire. Poche ore dopo, tuttavia, gli investigatori si resero conto che avevano a che fare con un serial killer o una banda. Sempre più assetati di sangue, i seguaci della "Famiglia" il giorno successivo al massacro di Bel Air tornarono infatti all’attacco. Stavolta, presero di mira l’imprenditore Leno LaBianca e sua moglie Rosemary: i due furono accoltellati brabaramente. Sulle pareti la polizia trovò scritto "Death to pigs" col sangue delle vittime e sul frigorifero in cucina, con una evidente storpiatura grammaticale, "Healter Skelter". Il cadavere di Leno LaBianca fu inoltre ritrovato con una forchetta conficcata nello stomaco.La carneficina di Manson arrivo a colpire anche un insegnante di musica, Gary Hinman.

L’uomo, in precedenza, aveva dato ospitalità alla "Famiglia", salvo poi cacciarli tutti. Venne accoltellato senza pietà e sulla parete della sua abitazione comparve la scritta "Porco politico". A metter fine alle sanguinose gesta della "Famiglia"» fu il procuratore di origine italiana Vincent Bugliosi, che trovò le prove per incastrare Manson e i suoi seguaci, alcuni dei quali tradirono il capo della setta. Detenuta in carcere Susan Atkins, morta in carcere venerdì scorso per un tumore al cervello diagnosticato nel 2008, si lasciò scappare con un’altra detenuta che fu lei a squarciare il ventre di Sharon Tate. Ma quel vanto venne riferito a Bugliosi, che riannodò i fili di tutti i massacri e arrivò finalmente a Manson.

Dopo il processo e la condanna, Manson, 75 anni, ha continuato negli anni a presentare domande per ottenere la libertà vigilata. L’ultima nel 2007, puntualmente respinta. "Mr Satan", o "Satan Manson", così come venne ribattezzato, però non si arrende. Ha già fatto sapere che nel 2012 presenterà la sua dodicesima domanda di rilascio.