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L'osservatorio

Cittadini VS consumatori: il vero digital divide

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Pubblichiamo un estratto dell’VIII edizione dell’Osservatorio Politico della Fondazione Magna Carta, intitolato “La vita ristretta dal virus”, che verrà presentato venerdì 30 aprile alle ore 18:30, in diretta sulla pagina Facebook della Fondazione, con la partecipazione di Mario Esposito, Salvatore Santangelo e Vincenzo Zeno-Zencovich. Modera Alessandro Sansoni.

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Oggi la vera diseguaglianza digitale e cioè quella di maggior rilievo sociale non è quella fra cittadini che accedono o meno alla connessione e/o all’insieme variegato dei servizi supportati da Internet ma quella fra la PubblicaAmministrazione nelle sue diverse articolazioni anche territoriali e le piattaforme operative connesse che operano su scala globale e con un grado di efficienza estremamente avanzato nell’uso dei sistemi digitali. In pratica, il digital divide più importante è quello fra cittadino e consumatore, fra Stato e global platform. Questa offre i propri servizi e genera dati Direct to Consumer. Lo Stato non opera Direct to Citizen in ambiente Digitale. L’operatività digitale delle piattaforme connesse, l’intelligenza che deriva dai dati trattati in tempo reale e i conseguenti processi attivati in forma di risposta, costituiscono nel loro insieme uno standard operativo che il consumatore tende sempre di più a considerare come normale o, se si vuole, come una sorta di livello minimo di adeguatezza operativa. Fondativo delle basi di una modernità efficiente.

Nel compiere transazioni, nell’effettuare prenotazioni, nel ricevere merci, accrediti, nell’interloquire con un help desk o nell’interagire con il proprio medico e ricevere le prescrizioni, il consumatore-cittadino definisce uno standard di efficienza e, conseguentemente, misura quella delle organizzazioni con cui si interfaccia. Nessuna compagnia aerea, ad esempio, oggi potrebbe sopravvivere sul mercato senza permettere un acquisto online di biglietti o l’insieme delle funzioni online relative, ad esempio, all’emissione della carta di imbarco. Questo perché l’operatività digitale e le sue evoluzioni si consolidano come standard avanzato e come norma che soddisfa le aspettative dell’utenza e allo stesso tempo definisce da un lato le regole legate all’erogazione del servizio e, dall’altro, la gestione e il controllo dei passeggeri, e dei loro acquisti e dei viaggi.

L’adozione a pieno titolo di una cultura data-driven e la creazione di coerenze effettive fra i diversi ambiti della PA richiedono un salto di qualità e non possono essere il frutto dell’aggiunta progressiva e frammentaria di utilità digitali ai tradizionali processi.

Le culture che ormai potremmo definire “tradizionali” o “storiche” dell’eGovernment erano nate in un fase in cui le utilità digitali apparivano come componenti tecniche che acceleravano i processi, le forme d’uso e le culture “storiche” e non come un ambiente operativo alternativo a quello esistente.

Questa fase è terminata già da alcuni anni. Lo streaming delle serie televisive ed ei film non è una nuova modalità di consumo dell’home video; Internet non è un canale di eCommerce; Google non è un motore di ricerca, Facebook non è un social network o una sharing platform. Questi sono ambienti “completi” (identità, esperienza, intelligenza, operatività, marketing etc.) che governano vastissime comunità di consumatori. Questi stessi consumatori sono cittadini di uno Stato senza piattaforma che opera spesso artigianalmente nell’esercitare le sue funzioni e nel suo tentativo di governare enormi quantità di individui ed eventi.

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Il recente caso della pandemia Covid-19 ha messo in evidenza con maggior forza questo enorme divario fra l’economia data-driven delle piattaforme operative connesse e quella artigianale dello Stato. In una situazione di emergenza – durante le catastrofi, naturali come i terremoti o le epidemie o di natura antropica come, ad esempio, le guerre – si crea una sorta di onda anomala di domanda di informazioni e di servizi. Tale onda, inattesa, mette in forte difficoltà le agenzie preposte alla gestione dell’emergenza e non può essere più gestita senza un sistema avanzato data-driven che sia in grado di governare la società tramite utilità di piattaforma.

Tutti gli aspetti gestionali riguardanti la pandemia come, ad esempio, il controllo della mobilità degli individui, dei contagi, dei ricoveri o come la somministrazione dei tamponi o delle prescrizioni sono stati drasticamente segnati dall’assenza di una operatività avanzata e basata su utilità digitali tanto per gli operatori quanto per i comuni cittadini.

La percezione sociale dei sistemi tecnici che utilizziamo o che possiamo utilizzare quotidianamente varia a seconda dei contesti. Spesso non è l’insieme delle funzioni o delle prestazioni a determinare la diffusione di una determinata applicazione ma è il contesto culturale che ci permette di accettarla e adottarla. Una sorta di “visione sociale” della funzione. La ricetta medica “smaterializzata” introdotta durante l’attuale pandemia Covid-19 al fine di evitare contatti superflui e rischiosi fra pazienti e fra pazienti e medico di base, poteva essere con tutta semplicità utilizzata da decenni.

Alla fine della crisi in corso la ricetta smaterializzata non sarà abolita e rimarrà come una prestazione tecnica opportuna e indispensabile. Come accade per tutti i grandi conflitti e le grandi crisi anche la pandemia del coronavirus promuoverà con rapidità tecnologie, prestazioni tecniche e abitudini delle quali non potremo più fare a meno. Si formeranno cioè dei nuovi standard tecnici e comportamentali che si consolideranno nella percezione sociale.

L’insieme dei sistemi che, nell’economia e/o nella vita quotidiana, possono contribuire efficacemente alla formazione di una contactless society saranno largamente promossi. Una parte sempre più ampia di attività umane migrerà verso la platform economy e aumenterà il volume delle attività che vengono gestite grazie alle piattaforme operative connesse. Con maggiore facilità un numero crescente di attività di apprendimento/insegnamento saranno svolte a distanza (online) e così attività di lavoro e altre esperienze sociali ancora oggi ancorate alla (o zavorrate dalla) necessità della co-presenza fisica. Per tutti gli utenti (consumatori e allo stesso tempo cittadini) gli standard prestazionali delle piattaforme operative connesse diventeranno sempre di più gli standard “normali” e di riferimento tanto nel lavoro quanto nella vita quotidiana.

In questo contesto evolutivo lo snodo cruciale e critico è costituito dal ruolo dello Stato. La crisi del Covid-19 mette in evidenza drammaticamente quanto e come lo Stato non sia in grado di agire come un operatore di piattaforma: gestire cioè interazione in tempo reale con i propri cittadini, controllare i flussi, i processi, elaborare dati in tempo reale e reagire. Per semplificare, potremmo dire operare come fa, ad esempio, Amazon con le sue svariate centinaia di milioni di utenti e consegne quotidiane. Ma lo Stato non è oggi un operatore di piattaforma. Utilizza (troppo e male) i media del secolo scorso (stampa, radio e televisione) e poi opera “a mano” sul territorio.

Si pensi ai controlli delle forze dell’ordine per far rispettare i decreti circa la riduzione di mobilità e il distanziamento sociale. Uno sforzo titanico che non poteva che risultare inefficace. Da una parte lo Stato opera sui media di massa storici (nella forma dello spettacolo della comunicazione politica) e dall’altra, in maniera frammentaria e rudimentale, cerca oggi di costruire funzioni online che sono ancora ben lontane dall’efficienza di quelle che sono appannaggio di qualunque operatore Internet.

Com’è noto, in ritardo e con lentezza è partita la rincorsa per attivare le prestazioni di rete e di geolocalizzazione al fine di limitare il contagio. Senza uno Stato Piattaforma (cioè uno Stato che operi come piattaforma operativa connessa) il governo della società non è più possibile tanto in tempo di pace quanto in tempo di crisi. Ciò vale tanto per un governo autoritario quanto per un governo ispirato a valori liberal-democratici. In maniera sempre più marcata il consumatore-cittadino avrà la percezione che all’efficienza prestazionale di un qualunque operatore Internet (data-rich), si pensi ad Amazon, Google, Facebook, Netflix etc., corrisponde una profonda inefficienza prestazionale dello Stato (data-poor).

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