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Clima. Vertice a Cancun, l’India potrebbe accettare vincoli in futuro

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Con una svolta radicale rispetto al passato, l'India ha detto di essere disponibile ad accettare in futuro obblighi vincolanti in materia di clima.

Dal podio di Cancun, dove si trova per il summit dell'Onu, il ministro indiano dell'Ambiente, Jairam Ramesh, ha dichiarato che "tutti i Paesi dovrebbero assumersi obblighi vincolanti in un ambito legale appropriato". Lo riferisce oggi il Times of India definendo la decisione del governo di New Delhi come una svolta epocale nel "caos" di Cancun.

Finora New Delhi ha sempre rifiutato di aderire a obblighi internazionali sulla riduzione delle emissioni inquinanti per non pregiudicare il suo sviluppo economico. La questione era "non negoziabile" secondo l'India che guida il fronte dei paesi di sviluppo. L'apertura di Ramesh rischia quindi di aprire una nuova frattura nel blocco delle economie emergenti.

Queste, infatti, sono ore decisive per l'intesa di Cancun e nessuno intende rischiare un fallimento. La parola d'ordine è "impegni equilibrati". Si cerca di mettere in piedi un impianto che regga per la Conferenza di Durban, nel 2011, in Sudafrica. Pochi numeri e cifre, ma che sia intesa, con alcuni capitoli all'attivo come foreste, trasferimento di tecnologie, finanze, e know how.

La 16/a Conferenza Onu per la lotta ai cambiamenti climatici (Cop16), a Cancun, in Messico, con 194 Paesi, cominciata il 29 novembre scorso, sta agli sgoccioli. Il termine previsto è per domani. I gruppi di lavoro stanno limando i testi. Spetterà alla presidente della Conferenza, la messicana Patricia Espinosa, che ha dettato una tabella di marcia innovativa pur di non bissare il duro colpo di Copenaghen, preparare il documento finale che dovrà essere approvato per acclamazione. Basta un solo no per mandare a monte tutto. Resta il nodo Kyoto e la sua proroga. Giappone, Russia e Canada invocano la solita strada o tutti o si esce, anche perché, come ribadito più volte in conferenza stampa in questi giorni anche dagli Usa, alla fine l'accordo di Copenaghen copre gli impegni.

A correre seri rischi anche il pilastro dei meccanismi per la lotta alla deforestazione. Un tema che sembrava quasi chiuso e che, ieri, invece, è ricaduto nell'incertezza: al centro dell'accesa discussione i diritti dei popoli indigeni che nell'impianto non hanno riconoscimento vincolante. Per le foreste si prevede un fondo da 5-6 miliardi di dollari dal 2010 al 2012 e l'intervento di impedire la deforestazione e di garantire una gestione dei polmoni del Pianeta andrebbe a coprire un terzo dell'obiettivo del 40-50 per cento di riduzione di CO2 al 2050. La paura è che in nome della riduzione delle emissioni i Governi possano prendere possesso delle terre. Due i testi usciti dai due gruppi di lavoro della Cop16. Quello sugli obiettivi a lungo termine con al centro della discussione il limite di 1,5 gradi di riscaldamento della temperatura con la stabilizzazione delle concentrazioni di CO2 a 350 parti per milione (ora siamo già a 390 ppm) e un nuovo fondo per gli aiuti ai paesi poveri in materia di mitigazione e adattamento finanziato, da un certo anno con l'1,5% del Pil dei paesi industrializzati. Per Kyoto i nodi sono la sua estensione, caldeggiata dai Paesi in via di sviluppo, le verifiche delle emissioni e degli interventi di riduzione per i paesi in via di sviluppo e nuovi obiettivi nazionali.

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