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Cloverfield, i creatori della serie tv ‘Lost’ sul grande schermo

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Non è un mistero, il passaggio da serie e film TV di successo al grande schermo è spesso accompagnato da risultati imbarazzanti. Ma le ultime serie provenienti dagli States, produzioni come Lost, Desperate Housewife, 24, Alias, non si sono solamente limitate a mutuare linguaggi e tecniche narrative care al cinema, hanno invece finito per innovarne i contenuti.

Laddove nel cinema americano e non solo, il perbenismo e il politically correct di matrice liberal, seppure in crisi, continuano a rappresentare il mainstream hollywoodiano e dello star system tout court, dopo il successo della nuova ondata di serie TV, anche sul grande schermo si rielabora e attualizza il concetto di mistero, addirittura – udite udite – il bisogno di religione. Tra gli autori e produttori a mettersi in luce J.J. Abrams e Matt Reeves, i creatori di Lost, in questi giorni nelle sale italiane con il loro Cloverfield.
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Una festa a sorpresa per un giovane meno che trentenne della New York bene che sta per trasferirsi in Giappone, si trasforma improvvisamente in un incubo. Dal nulla spunta un entità mostruosa ed oscura che semina distruzione e panico per tutta Manhattan. I ragazzi, figli e figlie di papà, superficialoni solo feste, divertimento e arrivismo, vanno sul tetto del fabbricato ad osservare cosa diavolo stia succedendo. Anche il loro stabile verrà colpito dalle parti di città che il mostro strappa dal cuore di Manhattan per scagliarle in ogni direzione. I ragazzi vengono trascinati dalla evacuazione organizzata dall’esercito mentre infuria lo scontro militare con il mostro, ora manifestatosi per una via di mezzo tra Godzilla e un gigantesco ragno carnivoro (si perché il mostro mangia esseri umani).

Il protagonista, nonostante abbia perso in maniera atroce e davanti ai suoi occhi il fratello, con tre amici sceglie di tornare indietro per salvare Bet, con cui ha avuto una storia ed ha appena litigato  per gelosia. I quattro passeranno per la metropolitana venendo attaccati da ragni grandi come macchine (figliolanza del mostro) ed anch’essi carnivori nonché portatori di infezioni mutagene nel mentre l’esercito sta per fare tabula rasa della zona.

Questa è la trama. E detta così può apparire e prestarsi alla più facile delle critiche: una storia banale. Ma come spesso accade a tutto quello su cui mette mano J.J. Abrhams da un’idea semplice e poco originale si arriva a qualcosa di straordinariamente originale per interpretazione, taglio del racconto, creazione e scelta dei personaggi. Il film è girato tutto in steady cam, non esiste un passaggio che non lasci lo spettatore con il fiato sospeso. Un reality tale dove non hai il tempo di interrogarti sulla verosimiglianza di ciò che stai osservando, ci sei dentro.

Gli attori sono tutti giovani semi o poco conosciuti nel circuito internazionale cinematografico e non recitano, “sono”, riuscendo nel film a comunicare questo senso di un male pervasivo, inarrestabile e indefinibile che è poi la chiave del successo di Lost. Come per i naufraghi dell’isola, anche qui si tratta di protagonisti solo in apparenza innocenti e non meritevoli di una punizione inesorabile.

La scelta di giovani in questo quadro ha molto a che vedere con la “deflorazione” della innocenza emotiva degli adolescenti di oggi cui assistiamo in tanti episodi di cronaca. A rimanere travolti da un essere grottesco sono i giovani uomini e le giovani donne di tutta una società. Non a caso le sequenze del film che non possono non richiamare la tragedia dell’11 settembre.

Altre sequenze da segnalare sono lo strazio della statua della libertà. La testa della statua della libertà che vola ai piedi dei ragazzi segna la fine del trionfo della ragione, della logica, si apre un momento di follia irrazionale, naturalmente personificata perfettamente dall’orrendo che avanza e tutto travolge. Poi la scena in cui si manifestano gli inquietanti effetti del morso dei ragni carnivori su una delle ragazze del gruppetto che sta risalendo Manhattan. Una evidente citazione del famoso “La Mosca” dove però la protagonista, per i suoi sguardi, la sua criticità sembra quasi e dall’inizio del film sia lì apposta per quell’atroce destino.

Un film oltre le banalità della critica, assolutamente da non perdere.

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