Home News Con l’operazione Chrysler la Fiat ha già vinto la sua lotteria

Manca solo la firma fra le parti

Con l’operazione Chrysler la Fiat ha già vinto la sua lotteria

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Dell’accordo fra Fiat e Chrysler si è già detto quasi tutta ma, in assenza della firma fra le parti, ancora non si può definire il quadro completo. Dopo l’accordo coi sindacati dell’auto, sia canadesi sia americani, e con le banche, ora si tratta di capire in quale modo il Lingotto potrà giovare alla casa statunitense.

Un importante nodo era quello della ristrutturazione del debito che 45 soggetti vantavano nei confronti di Chrysler. In totale ci sono in gioco oltre 7 miliardi di dollari, ovvero la cifra che riassume tutta la cattiva gestione del gruppo americano. L’accordo fra le quattro banche che detengono il 70 per cento del debito (Citigroup, Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley) ed il Dipartimento del Tesoro è stato quindi sottoscritto. Al posto del credito di sette miliardi, le banche potranno contare su due miliardi in contanti, erogati grazie ai fondi del Troubled Asset Relief Program, secondo quanto dichiarato alla stampa da uno dei negoziatori di Citigroup che è però rimasto anonimo. Una vittoria del governo o delle banche? Probabilmente nessuna delle due. In primis perché ogni creditore che si rispetti desidera rientrare in fretta delle cifre prestate (specie se è in perdita come le quattro banche di cui sopra), ma soprattutto desidera che questi soldi tornino interamente all’ovile. Le parti bancarie cercavano l’accordo per 5,5 miliardi ed il 40 per cento del capitale di Chrysler. Hanno chiuso con meno della metà della denaro richiesto e con un misero 10 per cento di quota azionaria, da dividere con il Tesoro. Ma anche quest’ultimo non si può dire soddisfatto a pieno. Innanzitutto perché ci sarà un’uscita di cassa di due miliardi in contanti che, in questo periodo storico non giova certamente, dato l’avvicinarsi delle presentazioni dei bilanci e data la flessione – pesantissima – del prodotto interno lordo nel primo trimestre dell’anno, meno 6,1 per cento contro una stima del 4,7. Finora, è stato calcolato da Bridgewater Associates, Inc., nota società finanziaria americana, che il peso della crisi subprime sui bilanci federali è stata circa di 5 trilioni di dollari, senza contare quanto erogato dalla Federal Reserve. Ecco quindi perché finora il governo aveva spinto per l’iscrizione di Chrysler al Chapter 11, l’amministrazione controllata.

E Fiat? La casa automobilistica torinese gongola e finora continua a registrare consensi al di là dell’Atlantico. I sindacati americani e canadesi dell’auto sono soddisfatti degli accordi, nonostante i tagli subiti, compensati dalla quota di maggioranza del pacchetto azionario, il 55 per cento. Tuttavia, specie a Torino, in molti si chiedono a cosa potrà portare questo accordo.

Il timore che si avverte è quello di un’ulteriore scippo delle capacità professionali, della produzione e dell’attenzione del management verso il mercato italiano. Quello che però è stato fatto al Lingotto da Sergio Marchionne, numero uno di Fiat, è qualcosa che va oltre il canonico piano di ristrutturazione. Approdato alla guida del marchio nel 2004, Marchionne ha saputo rimettere in sesto i problemi gestionali che affliggevano Fiat. Il nodo non era tanto licenziare gli operai, quanto eliminare tutto il lassismo che si era creato ai vertici. Solo in questo modo, pensava Marchionne, si sarebbe raggiunta un’efficienza utile a poter tornare in utile. E così è stato, dopo il lancio di Nuova Panda, Grande Punto e 500. Un vertice giovane, flessibile e dinamico, capace di comprendere i trend di mercato, nonostante un debito ancora sostanzioso abbia frenato gli investimenti strategici.

L’elemento forse più importante che serve a Chrysler, quindi, è proprio la ristrutturazione del management che, tra stock options e fondi previdenziali, aveva perso di vista l’obiettivo che ogni impresa ha, generare utili. Certo, la tecnologia motoristica e la condivisione di piattaforme sono utili per il lancio di nuovi modelli, ma dietro a questi ci sono un’expertise ed una competitività indiscutibili. Marchionne un paio di mesi fa aveva paragonato l’operazione con Chrysler ad un biglietto della lotteria. Sicuramente ha già vinto.

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