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Battaglia al Congresso

Con Ted Kennedy se ne va un pilastro della riforma sanitaria di Obama

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La morte di Ted Kennedy non segna solo la perdita di uno dei più influenti e carismatici senatori americani, e la scomparsa di un altro pezzo della dinastia dei Kennedy dai salotti che contano a Washington, ma anche il venir meno di uno dei più convinti sostenitori di Barack Obama e del suo rivoluzionario progetto di riforma sanitaria. In questi giorni in molti hanno ricordato come il senatore del Massachusetts fosse da sempre coinvolto in numerosi progetti che riguardavano la sanità a stelle strisce: diversi direttori di strutture ospedaliere e responsabili di progetti di ricerca lo descrivono come un vero e proprio benefattore, un uomo che sapeva sfruttare al meglio la propria posizione di capo della commissione “Salute, Educazione, Lavoro e Pensioni” del Senato per supportare tutti gli enti bisognosi di finanziamenti.

A questo punto è fondamentale chiedersi quanto la morte dell’anziano senatore possa influire sulla riforma diventata il cavallo di battaglia di Obama durante e dopo le elezioni, e che ha tanto avvicinato il presidente al vecchio leone democratico. Ted Kennedy, infatti, rappresentava il sostegno più forte su cui Obama potesse contare, sia contro i repubblicani (sempre più agguerriti), sia presso gli indecisi del suo partito. Un ariete che era molto più di un semplice sponsor, e che è venuto a mancare proprio in questa delicatissima fase di passaggio della riforma. Dal canto loro, i repubblicani hanno trascorso l’estate ad affilare le armi in vista di un battagliero autunno in cui non hanno alcuna intenzione di cedere alle lusinghe di Obama, che ha comunque bisogno di un’ampia maggioranza al Congresso per far passare la riforma. Diverse voci nel partito dell’elefantino hanno promesso di non rendere la vita facile ai democratici, ed è probabile che cercheranno di evidenziare ogni spaccatura all’interno del fronte avversario, denunciando ogni possibile difetto del piano di riforma sanitaria.

In realtà il “serrate le righe” tra i repubblicani ha pure un altro scopo: ricompattare il partito per evitare qualche sgradevole sorpresa. Se l’indirizzo generale è di boicottare in tutti i modi il piano sanitario di Obama, non pochi repubblicani si sono convinti che una fetta consistente dell’elettorato americano, probabilmente la maggioranza, sia favorevole a un cambiamento nel settore. Il vero problema, quindi, è riuscire a mettere d’accordo chi teme che una battaglia politica senza quartiere porti a un’ulteriore emorragia di voti con la frange più conservatrici del partito, che non perdono occasione per attaccare, anche violentemente, Obama, accusandolo di socialismo e antipatriottismo. Sarà un autunno insidioso per tutti: Obama dovrà vincere la battaglia su cui ha puntato tutta la sua posta in politica interna, i repubblicani dovranno scongiurare divisioni che potrebbero favorire le frange più estreme portandole al comando del partito, i fedelissimi del presidente dovranno evitare che la scomparsa di Ted Kennedy divenga un altro intoppo al delicato piano di riforma sanitaria. 
 

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