Contrada chiede la revisione del processo. Lipera: l’errore giudiziario è palese

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Contrada chiede la revisione del processo. Lipera: l’errore giudiziario è palese

02 Gennaio 2008

Bruno Contrada chiederà la revisione del processo che lo ha condannato a 10 anni di carcere per associazione mafiosa esterna.

L’ex dirigente del Sisde, ancora ricoverato all’ospedale Antonio Cardarelli di Napoli, ha infatti dato mandato al proprio legale, l’avvocato Giuseppe Lipera, di “presentare istanza di revisione del processo”. La richiesta – ha spiegato lo stesso Lipera in una conferenza stampa oggi a Roma alla quale erano presenti anche i fratelli di Bruno Maria Rosaria, Vittorio e Ida Contrada – sarà avanzata dopo il 10 gennaio, dopo cioè l’udienza del Tribunale di sorveglianza di Napoli che dediderà di spostare o meno Contrada dal Cardarelli e “la presenteremo alla Corte di appello di Caltanissetta. Ma essendo il suo presidente Francesco Ingargiola, il giudice che condannò Contrada nella prima sentenza – ha continuato l’avvocato – è probabile che l’istanza sarà spostata a Catania”. Il legale ha quindi ricordato di non aver presentato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la domanda di grazia: “Bruno Contrada non l’ha chiesta, non la chiede e non la chiederà. Dallo Stato si aspetta solo un grazie”. Al contrario al Capo dello Stato l’avvocato ha inoltrato una ‘implorazione-supplica’ nella quale si chiede che Napolitano valuti “la possibilità di un intervento sua sponte” per la concessione della grazia, sulla base dell’art. 681 comma 4 del codice di procedura penale per il quale “la grazia può essere concessa anche in assenza di domanda o di proposta”. “Questo è un nuovo caso Tortora”, ha tuonato Lipera, “questa è una battaglia che doveva iniziare anni fa: l’errore giudiziario nel caso Contrada è palese, l’accusa di collusione mafiosa non è provata da nessun reato. Contrada è innocente e vuole che emerga la verità: sta malissimo, è moribondo, credo che abbia poco tempo. Solo il Padreterno potrà interrompere la sua volontà, facendolo morire”.

(Apcom)