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L'appello

Contro la censura gender… tutti al cinema a vedere Harry Potter! (di E. Roccella)

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Tra poco, a dicembre, anche in Italia tornerà sul grande schermo il primo film di Harry Potter, ma c’è chi oggi ce l’ha a morte con l’innocente maghetto, e minaccia di boicottare i cinema che proietteranno la pellicola. Perché? Chiedetelo ai sostenitori, frustrati e depressi, della ex legge Zan.

La fortunata autrice della saga, la Rowling, è una donna scandalosa: difende il suo essere donna. Per usare il nuovo vocabolario dell’odio politicamente corretto, è una terf (trans-exclusionary radical feminist), non è “inclusiva”.  Cosa afferma di così grave la scrittrice? Si scaglia contro la libertà sessuale, è omofobica, transfobica, ha insultato o aggredito qualcuno? No, ha soltanto ribadito più volte che “donna” non è una qualifica a disposizione di tutti, vuol dire nascere con un corpo sessuato, vivere fin da piccola la propria identità, nel bene e nel male: “’La mia vita è definita anche dall’essere donna, e dalle difficoltà legate al mio genere. Se il sesso non esiste, non esiste l’attrazione sessuale. Dire questo non significa odiare”.

Parole colpevoli. Ma le sue colpe non si fermano qui, la Rowling si è permessa persino un tocco di sarcasmo. Di fronte a definizioni come “persone con le mestruazioni”, ha commentato: “Sono certa che un tempo esisteva una parola per definire le persone con le mestruazioni. Qualcuno mi aiuti… Donnole? Dandole?”.

A lei quindi vanno applicate adeguate misure perché impari la lezione, e quindi aggressioni sul web, boicottaggi, insulti, e le pratiche di no platforming, che consistono nell’impedire che chi non adotta il codice di espressione gender neutral possa parlare in pubblico, abbia un palco, una cattedra, un luogo qualunque da cui farsi ascoltare.

Eppure la bocciatura della legge Zan, voluta da un Enrico Letta che in questo modo si è tolto dal vicolo senza uscita in cui si era cacciato, additando come colpevoli i renziani, ha prodotto qualche piccola crepa nel muro del politicamente corretto. Abbiamo visto persone che avevano taciuto per paura della censura, degli insulti, di quello che è stato definito “l’odio dei buoni”, trovare finalmente il coraggio di esprimere le proprie riserve, da Natalia Aspesi a Tommaso Cerno. La Aspesi l’ha detto con chiarezza: finora non ho parlato per timore delle aggressioni da sinistra. E qualche segnale di stanchezza arriva anche dagli Usa: in Virginia Youngkin ha vinto puntando sulla libertà di educazione, contro l’insegnamento di teorie radicali che imperversa nelle scuole americane.

C’è una maggioranza silenziosa che non occupa le piazze, non protesta, ma resta tenacemente attaccata al senso comune e all’esperienza fondamentale di nascere femmina o maschio. Non servono grandi manifestazioni, ma possiamo fare almeno un piccolo, semplice gesto politico: andiamo al cinema. Boicottiamo il boicottaggio. Andiamo in massa a vedere Harry Potter, sdraiamoci in poltrona davanti allo schermo, paghiamo il biglietto contenti, con la segreta soddisfazione di aver contribuito a difendere la nostra pericolante libertà di espressione.

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