Copenaghen. Lula: “Spero che amici europei facciano la loro parte”

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Copenaghen. Lula: “Spero che amici europei facciano la loro parte”

07 Dicembre 2009

"I paesi ricchi parlano molto ma fanno poco": non è una dichiarazione di guerra ma il biglietto da visita con il quale il Brasile di Lula si presenta all’appuntamento sul clima a Copenaghen. In vista della sua missione in Danimarca dove arriverà accompagnato da una mega-delegazione, Lula ha ribadito che il suo paese punta ad una riduzione di Co2 tra il 36,1 e il 38,9% entro il 2020, piano che – secondo l’approccio di Brasilia – potrebbe a sua volta spianare la strada affinchè anche Usa e Cina avanzino proposte nella stessa direzione.

"A Copenaghen dobbiamo evitare che gli Usa diano la colpa alla Cina, e viceversa", ha sottolineato il presidente brasiliano, che – rilevano media locali – punta a diventare una sorta di ‘star’ verde del summit. Lula ha d’altra parte chiamato in causa anche l’Unione europea: "Spero che i miei amici europei – ha precisato – facciano la loro parte, e di poter far pressing insieme nei confronti di Washington e Pechino".

Brasilia ha annunciato che il governo destinerà circa 580 milioni di dollari all’anno per il finanziamento di programmi ambientali, fondi provenienti a sua volta dallo sfruttamento degli ingenti giacimenti petroliferi del paese. Ieri, il ministro dell’ambiente, Carlos Minc, ha d’altra parte assicurato che al vertice il suo governo ha intenzione di fare una serie di "dure" proposte ai paesi industrializzati, tra le quali quella di chiedere circa 300 miliardi di dollari di risorse da destinare a un fondo per la lotta contro i cambiamenti climatici. "Chiederemo ai paesi ricchi e industrializzati circa 300 miliardi di dollari da destinare alla riduzioni delle emissioni. Chiederemo inoltre che questi paesi taglino molto di più le loro emissioni", ha sottolineato Minc, il quale qualche giorno fa ha definito troppo "timide" le posizioni avanzate finora da Washington e Pechino. "Il Brasile presenterà una posizione molto forte, la più ambiziosa di tutto il fronte delle nazioni in via di sviluppo" ha concluso il ministro, rilevando che finora "Brasilia non aveva mai fissato degli obiettivi predeterminati per ridurre le emissioni".

Su quest’ultimo punto, il governo Lula è infatti diviso, visto che sia il ministro degli esteri, Celso Amorim, sia il capo gabinetto, l’influente Dilma Rousseff (che Lula vorrebbe quale successore alle presidenziali 2010), non nascondono il proprio timore che ‘paletti’ ambientalisti troppo severi possano frenare l’inarrestabile crescita del colosso latinoamericano. Il Brasile si presenta al vertice quale il quinto maggior produttore di gas nocivi al mondo, 2.200 tonnellate di Co2 nel 2005: e quasi il 70% di tali emissioni proviene dagli incendi dell’Amazzonia destinati alla produzione della soia o agli allevamenti, soprattutto nello stato del Parà.