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Sparigliare ma con le idee

Cosa insegna alla politica Elena Ferrante

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La risposta di Elena Ferrante a Roberto Saviano è una bella lezione per chi fa politica. All’eroe di carta che le ha proposto di stappare lo Strega con l’apriscatole, l’inafferrabile autrice dell’Amore Molesto risponde con affetto quasi materno fallo pure, usa le mie storie, i miei libri sono di chi li legge. Se possono essere utili a rovesciare vizi e vezzi gattopardeschi, a far ballare i tavoli del letterariamente corretto, proviamoci, anzi, provaci.

Al di là del botta e risposta tra i due scrittori, quello della Ferrante è un messaggio chiaro per tutti i Julien Soriel che hanno deciso di impegnarsi politicamente ai giorni nostri scommettendo sulla rifondazione di un ideale. Non tanto, scrive lei, per il gusto di vincere o di perdere, ma per disfare gli schemi precostituiti e riaprire i giochi decisi in partenza, «irrompendo nel rito di una gara sempre più finta», di una politica che, viene da aggiungere, troppo a lungo è stata rissa e arena, diventando quasi un corpo estraneo alla società italiana.

Qualcuno quel coraggio di “scompaginare e scompagnare” l’ha trovato, rompendo gli ormeggi per far navigare libero il phaselus in mare aperto, esposto a mille tempeste ma che tiene ancora la rotta, credendoci, soffrendoci, provandoci e riprovandoci quotidianamente.

Tutto questo però non basta, mette in guardia la Ferrante. Non basta un cambiamento autoreferenziale, non è sufficiente “sparigliare le carte”, essere spregiudicati e imprevedibili, se poi il castello che hai costruito non ha basi solide.  “Le carte,” conclude la scrittrice, “è ancora più giusto leggerle e farle leggerle”.

Bisogna avere delle idee forti e farle circolare, devono germogliare in un’identità che riempia il vuoto dello spettacolo quando finisce, quando Autori e Attori con la maiuscola, sempre protagonisti, in prima linea, pronti a rivendicare una missione, restano con l'apriscatole in mano non avendo contenuti tali da spingerli fino in fondo nella battaglia delle idee. Che è battaglia politica, letteraria, della nostra vita pubblica e di quella più nascosta e privata. Come insegna la storia di Elena Ferrante.

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