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Politica ed economia

Covid19, quel che prima sembrava impossibile: la rivincita della politica sull’economia

“La Germania è il più grande vincitore economico e finanziario in Europa che ha guadagnato perfino sulla crisi finanziaria in Grecia. Ora deve usare per l’Europa una parte della ricchezza acquisita grazie all’Europa”. A sostenerlo, qualche giorno fa, non è stato uno dei tanti euroscettici critici nei confronti della Germania sparsi un po’ dovunque in Europa, ma, in una intervista ai quotidiani Handelsblatt e Tagesspiegel passata quasi inosservata, gli ex ministri degli Esteri e vicecancellieri tedeschi Joschka Fischer e Sigmar Gabriel, due tra i maggiori esponenti di governo che, in periodi diversi, sono stati protagonisti delle politiche della Germania in tema di unificazione. L’autocritica è, dunque, netta e fragorosa e meriterebbe una maggiore attenzione. Fischer e Gabriel non hanno usano mezzi termini: “nessun Paese ha tanta responsabilità per l’Europa quanto la Germania” e per questo, nell’affrontare la pandemia, “Berlino deve assumere un ruolo guida nell’aiutare Italia e Spagna, che non dimenticheranno il fallimento dell’Europa e soprattutto di noi tedeschi per cento anni se li deludiamo di fronte a questo minaccioso sviluppo. Purtroppo, è esattamente quello che stiamo facendo”, anche perché – continuano i due – “la storia della Germania non potrebbe essere raccontata senza la solidarietà dei Paesi europei” o del “Piano Marshall del quale la Germania  beneficia ancora oggi, 70 anni dopo, con un fondo residuo di 12 miliardi di euro gestito dal KfW, la Banca per la Ricostruzione”, dunque, la Germania farebbe bene a impegnarsi in un piano “di sostegno invece di continuare la disputa ideologica tra  Nord e Sud”.

L’importanza di queste dichiarazioni va ben al di là del loro contenuto sul quale, tra l’altro, non si può che essere d’accordo anche perché rappresentano constatazioni oggettive di verità più che opinioni. Ci troviamo, infatti, dinanzi alla dimostrazione che tutto sta cambiato – o meglio – tutto è già cambiato e sbaglia profondamente chi pensa che, superata la pandemia, tutto possa tornare come era prima. Abbiamo assistito negli scorsi anni al dominio incontrastato dell’intelligenza artificiale, della tecnologia, di quello che era definito il pensiero unico basato nella certezza che le leggi dell’economia venissero prima di tutto e sopra ogni cosa e che l’uomo, divenuto onnipotente grazie alla scienza, potesse sfidare apertamente la natura. Oggi, la tempesta nella quale siamo immersi, smaschera, al contrario, tutta la debolezza di questo pensiero e la vulnerabilità della nostra condizione. Un “semplice” virus ha sconvolto, nel giro di pochi giorni, l’intera umanità che all’improvviso è apparsa disarmata, impaurita, muta. L’infallibilità del dogma dell’efficienza del libero mercato che, agendo su schemi matematici e razionali alla ricerca della massimizzazione del profitto, avrebbe prodotto anche la massimizzazione del benessere, si scioglie come neve al sole di primavera. Ma in realtà, questa nuova condizione fa sì che tutte le certezze di una presunta superiorità dell’economia sulla politica vengono messe da parte e la politica ha la possibilità di riprende la sua rivincita. Chi ha pensato che l’uomo contemporaneo fosse l’homo oeconomicus viene clamorosamente smentito. La persona può riprendere la parola e riconquistare un ruolo alla politica, all’arte cioè di valutare, scegliere e poi decidere sulla vita della polis.

La politica, però, per tornare a essere realmente protagonista deve imboccare una strada opposta a quella che ha caratterizzato il fallimento del predominio dell’economia, ha bisogno di parlare il linguaggio della verità. E allora deve essere chiaro che, superata la pandemia che di certo sarà superata, quello che ci attende non sarà affatto un nuovo Rinascimento, ma un lungo, faticoso e sofferto percorso di lenta ripresa. Il coraggio di dire la verità sarà fondamentale. Differentemente si rischia di creare false illusioni che non possono che produrre altrettante pericolose disillusioni. Il coraggio della politica e dell’uomo politico è quello di saper coniugare ad una lungimirante visione del futuro, un alto senso di responsabilità. Il fallimento dell’Europa nasce dall’aver illuso sulla possibilità di costruzione di un popolo europeo non su valori e ideali nei quali quei popoli si sarebbero riconosciuti ma sull’economia e sulla moneta quale unico elemento trainante di una aggregazione quanto mai forzata.

Oggi è possibile riprendere un cammino interrotto rimettendo al centro il bene comune, la persona umana rimotivata nella condivisione dei valori della nostra cultura, senza illusioni, senza pericolose scappatoie. La presa d’atto degli errori commessi sarà una condizione necessaria per la ripartenza. Per questo le parole di verità e di coraggio di Fischer e Gabriel, alle quali si sono aggiunte, sempre dalla Germania, quelle dell’ex cancelliere Schröder “l’imperativo del momento è la solidarietà”, hanno oggi un sapore nuovo che fa ben sperare.

*Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

 

 

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