Crisi. Draghi: “E’ troppo presto per l’exit strategy”

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Crisi. Draghi: “E’ troppo presto per l’exit strategy”

27 Giugno 2009

I segnali di miglioramento del sistema finanziario mondiale ci sono e si è usciti dalla fase "patologica" seguita al crollo della Lehman. Ma la situazione è ancora fragile, il sistema bancario non è ancora stato riparato e rafforzato e per questo di exit strategy bisgona discuterne "ma non è ancora il momento" di attuarle.

Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi a Basilea presenta il nuovo Fsb, l’organo da lui presieduto e al quale i leader mondiali nel G20 di aprile hanno affidato l’arduo compito di monitorare e rafforzare il sistema finanziario anche attraverso l’introduzione di nuove regole fra cui la limitazione agli stipendi dei manager, legandoli alle ottiche di medio-lungo periodo. Draghi, che non fa alcun minimo accenno alle vicende italiane, spiega come "molto è stato fatto" e si è fuori dalle secche ma "non è il momento di fermarsi".

I segnali positivi citati sono la ripresa del mercato delle obbligazioni aziendali e la capacità delle banche americane di rastrellare 10 miliardi di dollari da investitori privati. Il governatore lancia anche un messaggio tranquillizzante all’industria finanziaria, spaventata dai proclami di alcuni politici e che ieri ha fatto sentire la sua voce attraverso un appello a non ostacolare il libero movimento dei capitali e mantenere i mercati aperti: "La nuova regolamentazione non sarà una ragione per rinazionalizzare i mercati dei capitali". Il governatore elenca così gli sforzi fatti dall’autunno scorso quando il fallimento della Lehman ha provocato come in un tragico domino il crollo della fiducia fra le banche, la paralisi del mercato interbancario e la stretta sul credito a imprese e famiglie. Per far tornare la fiducia quindi "molto è stato fatto" in termine di politica monetaria, di stimoli all’economia, di vigilanza macroprudenziale e di ricapitalizzazione delle banche ma permangono "la fragilità dell’economia" e il processo di ristrutturazione e rafforzamento dei bilanci bancari che non è ancora completato oltre ad alcune criticità nel mercato delle cartolarizzazioni e nella politica di prestiti delle banche che "devono essere rafforzate per fornire un supporto alla ripresa".

Compiti ardui quindi quelli che il nuovo Fsb, allargato a ai componenti del G20 più la Spagna, la Commissione Ue e alcuni organismi internazionali, dovrà portare avanti nei prossimi mesi. L’organo presenterà i propri progressi al G20 di Pittsburgh a settembre 2009, continuerà a monitorare la realizzazione delle decisioni prese al summit G20 di Londra dello scorso aprile e farà un rapporto a novembre ai vertici dei ministri finanziari del G20 e delle Banche Centrali. Per rispondere alle nuove sfide l’Fsb si è così dato una nuova struttura che prevede uno ‘steering comiteè presieduto dallo stesso Draghi e 3 comitati di controllo: valutazione delle vulnerabilità, cooperazione sulla supervisione e regolazione e infine attuazione degli standard. Previsto anche un gruppo di lavoro sulla gestione delle crisi transanazionali. Il primo comitato dovrà monitorare i rischi e le vulnerabilità del sistema e provvedere a esercizi di early warning. Il secondo dovrà portare avanti un coordinamento fra le autorità di vigilanza e di regolazione dei mercati in modo da garantire una parità di trattamenti fra le diverse giurisdizioni. Il terzo comitato proporrà un quadro di regole comuni sugli standard finanziari internazionali.