Crisi mercati: Senato Usa approva piano di salvataggio Wall Street

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Crisi mercati: Senato Usa approva piano di salvataggio Wall Street

02 Ottobre 2008

Due giorni dopo la clamorosa bocciatura della Camera dei Rappresentanti, il Senato degli Stati Uniti ha approvato il piano di soccorso delle società finanziarie di Wall Street dal collasso. Settantaquattro senatori hanno votato a favore della manovra, da oltre 700 miliardi di dollari, superando il quorum della maggioranza qualificata di 60 voti necessario per l’approvazione.

I voti contrari sono stati venticinque. L’unico senatore che mancava all’appello al Senato per il voto è il democratico Ted Kennedy, cui nel maggio scorso è stato diagnosticato un tumore al cervello.

La prossima mossa tocca ancora alla Camera dei Rappresentanti che prenderà in considerazione da questa mattina la nuova versione del testo, ritoccata rispetto a quella di lunedì. Il voto potrebbe arrivare venerdì mattina.

Il provvedimento ha molto in comune con il testo bocciato dalla Camera, il governo federale potrà acquistare asset rischiosi da qualsiasi istituzione finanziaria con l’obiettivo di sbloccare il settore del credito, congelato dalla crisi.

Il Senato ha aggiunto alla legge una serie di incentivi fiscali e altri emendamenti mirati a estendere la base di sostegno alla Camera: lunedì mancavano dodici voti per il passaggio della manovra, che ha incontrato l’opposizione di 133 deputati repubblicani e 95 democratici.

In aula, uniti nel sostegno della manovra, c’erano anche il senatore dell’Illinois Barack Obama, il candidato democratico alla presidenza, e il suo rivale repubblicano John McCain, il senatore dell’Arizona. Rivolgendosi ai colleghi del Senato, Obama ha difeso la manovra: "E’ necessaria in questo momento per prevenire la possibilità che una crisi si trasformi in una catastrofe", ha detto. In precedenza, McCain aveva messo in guardia: senza la manovra "gli ingranaggi dell’economia si fermeranno".

Alla Camera, nel frattempo, avrebbe cominciato a spirare aria nuova. Alcuni deputati che hanno votato no lunedì sarebbero pronti a cambiare idea. Decisivi i 100 miliardi in sgravi fiscali per l’impresa (tra questi la minimun tax) e la classe media e la decisione di aumentare da 100.000 a 250.000 dollari il tetto dell’assicurazione del governo sui depositi bancari.

Ma la ragione principale per chi si oppone alla legge resta: anche il testo del Senato autorizza il dipartimento del Tesoro a utilizzare denaro pubblico per intervenire in maniera massiccia nel settore privato. I sostenitori del provvedimento ipotizzano che il governo potrà rivendere gli asset in futuro, quando la crisi sarà passata, recuperando parte del costo del piano.