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Critiche al Parlamento Ue per l’assenza della Ashton ad Haiti

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Il centro-destra al Parlamento Europeo ha lanciato dure critiche nei confronti dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue, Catherine Ashton (laburista e dunque della "famiglia" dei Socialisti Europei), "rea" di non essersi ancora recata di persona ad Haiti.

L'occasione è stato un dibattito in plenaria a Strasburgo. "Mi rammarico - ha detto il capogruppo del Ppe all'Europarlamento, il francese Joseph Daul - che l'Europa non sia stata presente questo fine settimana ad Haiti". E il suo vice, l'ungherese Jozsef Szajer, si è detto addirittura "scioccato" per il fatto che "l'Alto rappresentante sia stato in vacanza invece di recarsi sul posto".

Pronta la replica di Ashton: "Ho agito- ha detto - senza cercare di produrre titoloni sui giornali ma concentrandomi sull'aiuto alla popolazione colpita". Del resto, ha aggiunto, "su parere dell'Onu, abbiamo resistito alla voglia di andare subito ad Haiti, che non avrebbe fatto altro che sviare l'attenzione e le rare risorse degli aiuti". Parole analoghe aveva usato la Ashton la scorsa settimana a Bruxelles.

Il "ministro degli Esteri" Ue, che è anche vicepresidente della Commissione Europea, ha inoltre tenuto a sottolineare che questa settimana sul posto si recherà il commissario uscente agli Aiuti umanitari, Karel De Gucht, "per fare il punto sugli aiuti e discutere sul terreno dei bisogno più urgenti per le settimane e i mesi a venire". Daul, però, non demorde. In una conferenza stampa a Strasburgo, ha tuonato: "Pensate che sia giusto? C'era (il segretario di Stato Usa Hillary) Clinton e rappresentanti di tutto il mondo, ma l'Europa non era presente".

Non basta, perché il capogruppo dei Popolari ha affermato che se Ashton fosse di provenienza Popolare, "noi avremmo fatto sì che andasse". Daul ha comunque precisato che queste critiche non mettono in discussione la conferma di Ashton, che la scorsa settimana ha aperto il giro di audizioni parlamentari dei commissari europei designati, in vista del voto di fiducia del Parlamento Europeo che, dopo le dimissioni della bulgara (del Ppe) Rumiana Jeleva, è slittato al 9 febbraio. Nessuna "vendetta", dunque per il "siluramento" di Jeleva voluto da Socialisti, Liberali e Verdi al Parlamento Europeo.

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