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L'uovo di giornata

Dalla task force per il sesso alla caccia a chi gioca con le foto: questo pazzo post-pandemia

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I talk show iniziano pian piano a chiudere i battenti per la pausa estiva, il Covid (nonostante i tentativi delle autorità di tenerlo in vita negli incubi degli italiani) si è oggettivamente depotenziato, e anche i virologi non si sentono molto bene. Sicché, preparandosi (si spera) a lasciare gli schermi televisivi, pure loro dovranno impiegare altrimenti il tempo fin qui occupato dispensando consigli (e spesso terrore) dal tubo catodico.
C’è chi scrive libri, chi fa il consulente per la riapertura in sicurezza delle aziende… Ma il più originale è probabilmente l’ormai notissimo Massimo Galli, infettivologo del “Sacco” di Milano. Chiamato dalla Durex, nota marca di preservativi e altri prodotti da alcova, come ci racconta “Libero” guiderà una task force multidisciplinare medico-scientifica per “promuovere comportamenti responsabili a livello sessuale” e spiegarci cosa si può e cosa non si può fare a letto dopo la pandemia.
Insomma, pensavate che almeno sotto le lenzuola l’ossessione da coronavirus vi avrebbe lasciato in pace? Scordatevelo.
Che una non trascurabile fascia di popolazione sia ancora ben lontana dal liberare la mente, poi, lo si è capito in questi giorni sui social network. Da quando ha preso a spopolare la app che con una fotografia trasforma i maschi in femmine e le femmine in maschi, subito sono ripartiti i ditini puntati. Della serie: “Ecco, non vi scaricate ‘Immuni’ per motivi di privacy e poi regalate i vostri dati biometrici a una società con sede a San Pietroburgo!”.
Premesso che chi scrive queste cose su Facebook, per il solo fatto di essere su Facebook e avere presumibilmente caricato almeno una immagine personale nel proprio profilo, dovrebbe sapere che i dati biometrici sono già schedati da un bel pezzo, la domanda nasce spontanea: ma se ci garba dare la foto della nostra faccia a Putin ed evitare anche solo il rischio che una app promossa dal governo Conte-Arcuri-Casalino possa conoscere qualcosa dei nostri spostamenti, saranno affari nostri?
Niente, a certa gente non dà fastidio il coronavirus: è proprio allergica a una cosa che si chiama libertà.
Detto questo, il giochino maschio-femmina femmina-maschio un lato positivo ce l’ha. Il suo successo è un dato confortante. Dimostra che in fondo in fondo, nonostante il quotidiano bersagliamento gender, l’identità sessuale è viva e lotta insieme a noi!
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