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Dalle stelle alle stalle, il coronavirus e i vizi della sinistra

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Quando il Padreterno distribuiva la simpatia, probabilmente Roberto Burioni era in giro a caccia di virus da analizzare. Perché dai, diciamocela tutta, il virologo divenuto famoso, ancor più che per la sua competenza scientifica, per l’uso talvolta urticante dei social network, quando vuole sa essere gradevole quanto una cartella di Equitalia. Sicché sono in molti a pensare che a lungo andare i suoi modi abbiano finito col giovare più alla causa dei NoVax che a quella dei vaccinisti (un po’ come quando Saviano attacca Salvini e la Lega cresce nei sondaggi, ecco).

C’è stato un periodo, coincidente con il governo Renzi, nel quale il professor Burioni, la cui preparazione è indiscussa, era divenuto il guru della sinistra. Intoccabile, anche solo per contestarne i modi pur condividendone in contenuti. Sei a favore dei vaccini ma non ti piace com’è strutturato il decreto sull’obbligo vaccinale? Sei una capra, lo ha detto Burioni. Ti piace il decreto Lorenzin ma ritieni che l’aggressività mediatica del virologo possa risultare controproducente al fine di una serena assimilazione delle nuove norme fra la popolazione? Senz’altro sei un NoVax mascherato, ma Burioni ti scoprirà. A quanto se ne sa, il Pd gli propose persino una candidatura alle elezioni politiche.

Come si sia passati da questa glorificazione all’accusa di “fascioleghismo” avanzata nei confronti del Nostro e di altri colleghi virologi da quanti predicano l’accoglienza incondizionata (del coronavirus), è un mistero. Di facile soluzione: è il solito metodo della sinistra, dalle stelle (fin troppo) alle stalle in base a quanto il tuo parlare e il tuo agire siano funzionali alla difesa di una posizione politica.
Sicché adesso che in poche ore l’Italia ha scalato la classifica europea dei contagi, e la situazione appare realisticamente fuori controllo, Burioni ha gioco facile a ricordare di aver invocato invano la quarantena per chiunque, di qualsiasi nazionalità, arrivasse in Italia dalla Cina, e di essersi beccato in cambio un fiume di improperi manco avesse proposto l’apartheid su base razziale. Ma di contro, poiché i social non dimenticano, i suoi avversari non hanno atteso a lungo per rinfacciargli di avere a più riprese affermato che l’Italia fosse a “rischio zero” grazie alle contromisure adottate.

Insomma, che confusione! La verità probabilmente l’ha detta oggi Walter Ricciardi, membro del consiglio esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità, secondo il quale l’errore fatale per il nostro Paese sarebbe stato quello di bloccare i voli diretti dalla Cina, impedendo di tracciare gli arrivi che a quel punto sono avvenuti via scalo, e di non aver messo da subito in quarantena le persone giunte in Italia dal Paese del dragone. Il che autorizza a pensare abbastanza male di chi ci governa.
Vogliamo tuttavia aderire all’invito a mettere da parte, in questo momento complicato, le polemiche politiche. Vediamo cosa bisogna fare e armiamoci tutti di buona volontà. Certo, fare reset e ripartire con uno spirito di unità nazionale sarebbe più facile se chi fin qui ha sbagliato ammettesse di aver fatto una cazzata. Aiuterebbe a non errare più. Ma evidentemente è chiedere troppo.

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