Darfur, appello del Segretario generale dell’Onu per la fine delle ostilità

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Darfur, appello del Segretario generale dell’Onu per la fine delle ostilità

21 Febbraio 2008

Appello per un cessate il fuoco in Darfur del Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, dopo la ripresa delle ostilità.

Nel suo resoconto mensile al Consiglio di sicurezza, Ban ha ribadito la sua preoccupazione per gli scontri in Darfur Occidentale tra le truppe governative e i ribelli del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem), guidati da Khalil Ibrahim, sottolineando le crescenti difficoltà per gli operatoti umanitari che operano nella regione.

Due giorni fa, le Nazioni Unite hanno richiamato il personale dell’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr) dalla zona di confine con il Ciad per ragioni di sicurezza. Ieri, un portavoce dell’Onu, Orla Clinton, ha riferito di “8.000 persone bloccate” alla frontiera, messe in fuga dagli scontri degli ultimi giorni nella regione di Jebel Moun, a nord di Geneina.

Ban ha condannato “nella maniera più ferma possibile” gli attacchi lanciati l’8 febbraio scorso contro i civili di tre città nei pressi di Geneina, che hanno causato circa 200 morti e hanno indotto altre 10.000 persone a fuggire in Ciad. Quindi, il Segretario generale ha accusato le forze regolari del Ciad e i ribelli del Jem di aver mosso diversi attacchi in territorio sudanese, alimentando tensioni che pregiudicano la sicurezza.

“Alla luce delle attuali condizioni di sicurezza sul terreno, la priorità più urgente in Darfur è ottenere una cessazione delle ostilità – ha detto Ban – per ottenere questo, lancio un appello al governo e a tutte le parti coinvolte perchè collaborino appieno con gli inviati speciali e fissino al più presto un incontro. Ribadisco il mio appello a tutte le parti di non ricorrere all’uso della forza e di accettare di sedersi al tavolo del negoziato”.

Il Segretario generale dell’Onu ha sottolineato anche l’importanza di una normalizzazione dei rapporti tra Khartoum e N’Djamena, “essenziale per il successo del processo di pace in Darfur e per una prospettiva di pace duratura in entrambi i paesi”.

fonte: APCOM