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L'uovo di giornata

De Luca contro i runner. Ma tutto questo Vincenzo non lo sa

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Diciamoci la verità: le allocuzioni televisive di Vincenzo De Luca sono più divertenti e spassose di quelle di Giuseppi. Rischiano, però, di non essere meno perniciose, soprattutto allorquando dall’emergenza sanitaria bisogna passare in fretta alla fase della vitalità economica e sociale.

L’ultima del “governatore-questurino” è un’invettiva contro i runner: col loro correre sarebbero degli irresponsabili e, perdipiù, inguardabili. Passi per le belle ragazze con i fusò. Ma i cinquantenni, i sessantenni, persino i settantenni con tuta e pantaloncino che vogliono? Come si permettono? Sono un pericolo pubblico e sono pure ineleganti. Roba da arresto immediato!

Fin qui “il De Luca pensiero”. Vorrei raccontare ora al “governatore-questurino” una breve storia che riguarda me e un piccolo gruppo di amici tra i cinquanta e i sessant’anni i quali, prima del coronavirus, si trovavano ogni domenica per una corsa semi-solitaria per le vie della Capitale: partenza da Villa Borghese, Valle Giulia, Piazza del Popolo e Piazza di Spagna; Via della Pilotta, i Fori e il Colosseo, Circo Massimo, Piazza Venezia e via del Corso, per finire alla fontana di Piazzale Flaminio e, dopo essersi dissetati, andare a prendere il caffè al Bar Rosati. Insomma: un vero godimento del corpo e dello spirito!

Tra noi c’è Pino, il più pingue perché quello che più ama la buona cucina. Non ce la fa a correre per l’intero percorso. Ci segue nei primi due chilometri, poi continua a passo svelto per attenderci al caffè che inevitabilmente accompagna con un ventaglio.

Qualche volta il programma domenicale subisce delle variazioni. E’ quando Tommaso, mitico organizzatore della “Cat Sport” – squadretta di runner d’ogni tipo, condizione fisica ed età – ci sollecita alla partecipazione di qualche competizione semi-seria: 21 chilometri al massimo (semi-maratona).

Così una domenica mattina finiamo a Passo Corese, ridente località a cinque chilometri da Fiano Romano. E’ in programma una 13 chilometri. Con noi viene anche Pino che, nonostante l’inadeguato stato di forma, decide d’iscriversi alla gara e partecipare. Corre per tutto il percorso, arriva circa mezz’ora dopo quello che lo aveva immediatamente preceduto, mano nella mano con un’anziana signora, anch’essa indomita. E l’ambulanza della corsa a seguire, a sirene spiegate. Tutti i partecipanti li applaudono, prima di passare ai brindisi di rito e alla degustazione dei prodotti locali.

Nel linguaggio del “governatore-questurino” il fatto sarebbe da classificare come l’intemerata di un cinghialone e di una vecchia carampana. Si è trattato, invece, del trionfo – se non della poesia – quanto meno dell’ironia, della voglia di vivere, della socialità.

Vedi, Governatore Vincenzo, non c’è bisogno delle tue allocuzioni per stabilire che una ragazza in fusò sia più gradevole di un sessantenne in tuta. Ciò detto, però, la corsa con l’estetica non c’entra niente. C’entra con la libertà e il vitalismo. Ed è per questo che non ci arrivi. A te piace l’autorità e dai il meglio di te quando puoi derubricarla ad autoritarismo. Secondo me durante il Ventennio saresti stato fascista; nel regime sovietico del Kgb. Nell’Italia tra la Prima e la seconda Repubblica sei stato del Pci (e poi giù per li rami fino al Pd) solo perché era la “cosa” più seriamente autoritaria nel panorama politico. Anche per questo hai saputo interpretare al meglio la “fase 1”, quando c’era da tenere a freno una società naturalmente esuberante e poco incline a rispettare le regole. Rischi di non comprendere la “fase 2”, quando il problema è quello di tornare a correre. E di essere un straniero in patria quando, “nella fase 3”, bisognerà riabbracciarsi e tornare a prendersi mano nella mano. Anche se si è dei cinghialoni o delle vecchie carampane…

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