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L'uovo di giornata

De Luca: potete uscire di casa solo per votare per me

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A pensarci bene, è un vero peccato. Sarebbe stato uno spettacolo imperdibile vedere lo sceriffo irrompere armato di lanciafiamme per disperdere la marmaglia inopinatamente assembrata nell’edificio scolastico, salvo poi accorgersi che era la fila degli elettori in coda per decidere del destino futuro suo (dello sceriffo medesimo) e della Campania. E invece, in ossequio al “mai ‘na gioia” molto in voga di questi tempi, il governo ci ha voluto privare anche di questo attimo di godimento puro.

Lui stesso, il prode governatore Vincenzo De Luca, non l’ha presa troppo bene. Non ha gradito che il consiglio dei ministri abbia fissato per l’autunno la finestra utile per convocare le elezioni nelle sei regioni chiamate al voto (fra cui la Campania). Ci teneva assai che in Campania si potesse votare a luglio: in tempo utile, cioè – ma questa è certamente una nostra malignità, Vicienzo non ci penserebbe mai… – a raccogliere i frutti immediati dei suoi atteggiamenti da giustiziere della notte (alla gente piacciono assai) senza dare il tempo agli elettori di accorgersi che un’intera economia potrebbe andarsene a puttane per un’epidemia che certo non è da sottovalutare ma insomma… Salerno come numeri non è Bergamo, ecco.

Di questa sua preferenza De Luca non aveva fatto alcun mistero: il pressing era stato esplicito, e poiché con il Nostro la realtà spesso supera di gran lunga l’imitazione possiamo solo immaginare cosa sia stato quello implicito. E subito dopo la decisione del Consiglio dei Ministri – che come già detto ha optato per l’autunno – il governatore campano ha preso carta e penna per contestare pubblicamente che non si sia data ai cittadini, attraverso una tempestiva convocazione alle urne, la possibilità di iniziare a respirare un’aria di ritorno alla normalità proprio nell’ambito più importante della vita democratica: le elezioni.

Si dirà: la protesta di De Luca non è stata solitaria, giacché egli era nell’ottima compagnia di colleghi come Luca Zaia, Giovanni Toti e altri. Epperò la differenza è sostanziale, e non di poco conto. Già, perché i governatori del Veneto e della Liguria, per esempio, militano nel partito della “riapertura subito con giudizio”, nei territori di loro giurisdizione hanno già tolto i lucchetti ovunque si potesse, e dunque è coerente e anche ammirevole che volessero restituire la parola in tempi brevi agli elettori.

De Luca no. Lui ogni giorno brandisce (virtualmente) il lanciafiamme in un crescendo rossiniano che ha reso le sue conferenze stampa, da appuntamento divertente della giornata, sempre più stucchevoli. Minaccia di blindare la Campania ad libitum. E con il suo atteggiamento è uno dei maggiori ostacoli a che il governo assuma una scelta di buon senso – ovvero la riapertura differenziata per territori a seconda del livello di contagio – per via del rischio che differenziando (come sarebbe logico fare) si abbia come conseguenza che proprio nel Mezzogiorno, dove il sistema economico è più fragile e l’epidemia decisamente meno impattante, Vicienzo sbarri tutto e vanifichi ogni strategia a geometria variabile.

Sicché che sia proprio lui a volere, per evidente interesse politico, che si imbastisca una campagna elettorale a maggio-giugno, e a luglio ci si rechi a votare nelle stesse scuole che sono interdette a studenti e insegnanti, è quantomeno surreale. Il miglior imitatore di se stesso avrebbe usato termini assai più coloriti. Noi preferiamo fermarci qui.

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