De Magistris tra illeciti e perversioni
23 Ottobre 2007
di Redazione
Mentre nello studio di Exit un Clemente Mastella in splendida forma si difendeva e contrattaccava sul caso De Magistris, in un’intervista registrata per il programma di Ilaria D’Amico il pm di rosso vestito dipingeva a tinte fosche la situazione calabrese che emergerebbe dall’inchiesta “Why not”, paventando scenari da brivido e complotti criminosi degni di un romanzo di Robert Ludlum.
“Ci sta un rapporto perverso, talvolta illecito, tra mondo politico, mondo economico, mondo bancario e mondo istituzionale – ha spiegato De Magistris -. Tutto ciò può portare anche a un controllo, in definitiva, della stessa società”.
Un rapporto perverso, talvolta illecito, dice il loquace pubblico ministero di Catanzaro. Poiché è di illeciti che i magistrati dovrebbero occuparsi, e non di perversioni, De Magistris lasci stare la Spectre, e pensi ai “talvolta” di sua competenza.
Qualche ora dopo, nel salotto di Bruno Vespa, Antonio Di Pietro è riuscito a fare di meglio. Dopo aver cavalcato per settimane Grilli di ogni ordine e grado, e aver teorizzato di fatto l’impalazione preventiva di chi riceve un avviso di garanzia, l’ex pm ha candidamente confessato a Bruno Vespa che ai tempi di Mani Pulite, a causa della sua intrepida azione di custode della pubblica morale, assieme ai colleghi del pool è stato indagato decine, centinaia di volte, per presunti abusi, irregolarità e finanche accuse di omicidio volontario.
Tutto finito con l’assoluzione, naturalmente. Ma dovendo giudicare col suo stesso metro, ci chiediamo cosa ci faccia ancora Antonio Di Pietro al governo…
(c.p.)
