Detenuto suicida ad Alessandria. La moglie denuncia: “E’ stato pestato”

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Detenuto suicida ad Alessandria. La moglie denuncia: “E’ stato pestato”

09 Dicembre 2009

Con una nota congiunta, i Radicali Italiani, l’associazione "Il Detenuto Ignoto", l’associazione "Antigone", l’associazione "A Buon Diritto", "Radiocarcere" e "Ristretti Orizzonti" hanno denunciato che Ciro Ruffo, ritrovato senza vita ieri nel carcere di "San Michele" di Alessandria, non si sarebbe suicidato, come invece le autorità avrebbero reso noto.

Ruffo, 35 anni, detenuto per reati di criminalità organizzata, era stato trasferito poche ore prima del decesso dal carcere di Ariano Irpinio, in provincia di Avellino. Da poco, aveva iniziato anche a collaborare con i magistrati. Nel documento si legge che Ruffo sabato scorso aveva chiamato la moglie dandole la notizia che finalmente erano arrivate le carte del trasferimento, documenti che aspettava da 15 giorni. "Da lunedì sono più vicino a te, ci vedremo più spesso", avrebbe detto alla compagna che ora sospetta sulla sua morte: "La direttrice mi ha comunicato che lo hanno trovato impiccato, ma non è vero. Ho visto il corpo all’obitorio del cimitero di Alessandria ha il naso rotto, un livido sotto l’occhio destro, tanti altri lividi sulla schiena, sulla pancia, in faccia. Ha perso sangue dagli occhi e dalle orecchie. È stato pestato", dichiara la donna.

"Dall’inizio dell’anno questo è il terzo suicidio che avviene nella Casa di reclusione di Alessandria (dove sono ristretti 384 detenuti, per una capienza regolamentare di 263 posti) – si legge nella nota – il 26 aprile scorso si è tolto la vita Franco Fuschi, 63 anni, ex agente segreto, in carcere per traffico di armi, mentre il 17 gennaio morì Edward Ugwoj Osuagwu, 35 anni, nigeriano coinvolto in vicende di droga".

"La morte di Ciro Ruffo, però, presenta alcune strane analogie anche con quella avvenuta lo scorso 17 novembre nel carcere di Palmi (Rc) – prosegue la nota – dove Giovanni Lorusso, 41 anni, fu ritrovato cadavere con un sacchetto di plastica infilato in testa e riempito di gas: entrambi i detenuti provenivano dal carcere di Ariano Irpino ed erano appena arrivati in un nuovo istituto". Inoltre, secondo i parenti, "non avevano alcun motivo apparente né avevano mai manifestato l’intenzione di suicidarsi. Infine, entrambi i corpi, restituiti alle famiglie, risultano ‘segnati’ da ferite".

Con quello di ieri, sale a 67 il numero dei detenuti che si sono suicidati in carcere dall’inizio dell’anno: "Siamo sempre più vicini al massimo storico, che risale al 2001 (69 casi). Il totale dei detenuti morti nel 2009 sale a 169" denuncia ancora il documento.

Immediata la reazione del sindacato di polizia penitenziaria Sappe che ha chiesto di mettere fine agli "attacchi all’onorabilità della polizia penitenziaria" altrimenti "non esiteremo a querelare chi ci offende". "A noi – ha sottolinea in una nota il segretario del sindacato, Donato Capece – risulta che il detenuto Ciro Ruffo, che da poco aveva iniziato a collaborare con i magistrati, si sia suicidato per impiccamento. Siamo certi che l’autopsia chiarirà qualsiasi dubbio al riguardo come, con altrettanta certezza, confidiamo che la Magistratura svolga con la consueta serenità e autorevolezza i pertinenti accertamenti". Capece torna a rivendicare la correttezza dell’operato dei baschi azzurri: "Il carcere – continua – è un ambiente in cui vigono le leggi dello Stato, non l’anarchia criminale o la libertà di uccidere in cui può accadere di tutto e di più. Il solo pensarlo – conclude – è offensivo e inaccettabile".