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La storia in giallo

Dieci domande e un libro di risposte per capire l’eredità del ’92-’93

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La storia nazionale degli ultimi trent’anni riletta seguendo la trama di un romanzo giallo, con un epicentro politico-geografico (Milano) e un detonante: le inchieste di Manipulite.

Sbarca in libreria giovedì 14 gennaio il nuovo libro di Lodovico Festa, “Addio Milano bella”, edito da Guerini e associati. Un’uscita preceduta da una strategia comunicativa di preparazione assai innovativa: una pagina Facebook dedicata, che nelle scorse settimane ha condiviso con gli utenti materiali e pillole, e che con la diffusione del volume ospiterà recensioni e dibattiti.

Queste le dieci domande alle quali il libro si prefigge di dare risposta:

1 – La Repubblica italiana esce rafforzata dalla svolta che le inchieste giudiziarie del ’92 – ’93 hanno impresso alla nostra storia? La Costituzione che ne ha guidato lo sviluppo dopo la Seconda guerra mondiale è ancora pienamente adeguata in tutte le sue parti ad affrontate le nuove questioni che si affacciano negli anni Novanta?

2 – Il modello di giustizia che si è definito con le grandi inchieste penali contro la corruzione politica nel ’92 e ’93 può essere considerato efficiente e coerente con uno stato compiutamente liberaldemocratico? Lo sforzo compiuto dalla procura di Milano per superare un diffuso clima di illegalità nel rapporto tra politica e attività economiche, può essere ritenuto esemplare, o vi è stato nell’agire della magistratura milanese anche qualche lato irriducibilmente politico e dunque improprio, e vi sono state alcune distorsioni dei principi di un compiuto stato di diritto liberaldemocratica? Quanto le eventuali storture sono dipese da volontà soggettive e quanto da un sistema giudiziario,  in parte quello delineato dalla Costituzione, condizionato dai compromessi necessari in una fase di guerra fredda?

3 – Le inchieste giudiziarie del ’92 – ’93 hanno consentito all’Italia di mantenere o riprendere il ruolo internazionale che aveva svolto nel secondo dopoguerra? Da Carlo Azeglio Ciampi a Romano Prodi, da Giuliano Amato a Gianfranco Fini, da Silvio Berlusconi a Giulio Tremonti, da Mario Monti a Paolo Gentiloni, da Enrico Letta a Matteo Renzi e Luigi De Maio: si può paragonare l’opera svolta innanzi tutto in Europa e nel Mediterraneo (dall’ex Jugoslavia alla Libia) da chi ha governato l’Italia dopo il ’92 e il ’93 all’altezza di quella di chi ha fatto la politica estera nazionale nella Prima Repubblica? E se non è stato così, può derivare tutto ciò da un indebolimento strutturale del nostro Stato?

4 – Il capitalismo italiano ha avuto dal suo decollo in Milano un centro fondamentale soprattutto nei processi di accumulazione finanziaria, questo ruolo è stato intaccato o rafforzato dalla stagione del ’92-‘93? La frenetica deindustrializzazione dell’area milanese può essere considerata solo un effetto della benedetta distruzione creativa che accompagna lo sviluppo capitalistico, può essere vista come l’occasione di far affluire altrettanto benedetti capitali stranieri nel nostro Paese? O vi è anche un cedimento del nostro sistema industriale a basso grado di capitalizzazione quando vengono liquidati o drasticamente ridimensionati quegli istituti (da Mediobanca all’Iri alla Cariplo) che avevano retto l’accumulazione capitalistica lungo tutto il Novecento, essenzialmente dagli anni Trenta in poi? Certe privatizzazioni soprattutto dagli anni Novanta in poi hanno un modello che ricorda più l’Argentina di Carlos Menem e la Russia di Boris Eltsin, o la Gran Bretagna di Margaret Thatcher?

5 – Il destino e la bellezza di Milano hanno sempre poggiato su un intrecciarsi di cultura e produzione, finanza e ricerca, forte autonomia municipale e forte relazione con il contado, queste caratteristiche come escono dalla stagione ’92-’93?

6 – Il sistema dell’informazione ha sempre avuto in Milano un punto di riferimento importante questo sistema esce rafforzato dalla stagione ’92-’93?

7 – Milano ha sempre contato molto nella sinistra italiana. La stagione ’92-’93 ha colpito, nel bene e nel male, la città. E ciò, parallelamente, come ha influito sulla sinistra?

8 – L’89 e il ’91 (caduta del muro di Berlino e fine dell’Unione sovietica) rappresentano una forte cesura nella storia contemporanea, come s’intreccia questa cesura con la storia italiana anche quella determinata dalle inchieste del ’92 e ’93? Che riflesso queste due cesure hanno avuto sulla nostra storia nazionale?

9 – Si può parlare di un male oscuro che accompagna lo scatenarsi delle inchieste giudiziarie? Si può fare un parallelo con la stagione dell’epidemia dispiegata che stiamo vivendo?

10 – Come si trasforma la questione giovanile nel post ’92? E’ realistica la rappresentazione di uno spaesamento della generazione che si affaccia agli anni Novanta, la sua incapacità di “ricostruire” il passato e insieme la difficoltà a leggere i processi mondiali? Con tutto ciò che finisce per produrre una qualche perdita di senso anche della propria esistenza individuale. E da questo punto di vista non importa se poi ci si rifugia in un programma Erasmus o in un bar sport?

Ai lettori, guidati dalla sagace penna di Lodovico Festa, le ardue sentenze.

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