Duello TV: Alemanno parla da romano, Rutelli da Romano
23 Aprile 2008
di Redazione
Dove nulla hanno potuto le elezioni politiche, sono riuscite le amministrative: dovevano arrivare i ballottaggi, e la conseguente coda di campagna elettorale, per assistere a un confronto televisivo degno di questo nome, senza le inutili pastoie di una malintesa par condicio. Non che il duello tra Rutelli e Alemanno di ieri sera a Ballarò fosse stato esonerato dal rispetto delle condizioni previste dai regolamenti: uguale trattamento tra i due ospiti, parità di tempo a disposizione, alternanza nelle risposte. Ma per quanto Giovanni Floris tenesse il tempo (un po’ approssimativamente, visti i cinquanta secondi finali a vantaggio di Rutelli), l’impressione finale era ben lontana da quella dell’ansiogeno cronometro che incombeva sul confronto del 2006 tra Prodi e Berlusconi.
Quanto all’imparzialità del conduttore, ha fatto di tutto per mantenerla, ma mentre la lingua era a freno non altrettanto si poteva dire del corpo: più di una volta Alemanno ha dovuto chiedere a Floris, che oscurava con un braccio la sua telecamera , di spostarsi. In realtà, più di una volta le battute del giornalista hanno costretto il candidato sindaco del PdL a riprendere il discorso da capo, e di fronte alle intemperanze di Rutelli – che per primo ha inaugurato la lunga serie di interruzioni dell’avversario – Floris ha atteso un bel po’ prima di intervenire.
Eppure, nonostante tutto ciò, è stato un dibattito interessante e vivace; e allora ben venga un conduttore parziale, ma vero, comunque meglio di una sorta di arbitro con nessun’altra mansione se non contare i secondi; ben venga il gioco delle telecamere, che nessuno dotato di buon senso potrebbe accusare di aver favorito Rutelli per averlo inquadrato che scrollava la testa mentre Alemanno parlava; ben venganno anche i commenti del pubblico, che più di una volta si è spellato le mani ad applaudire l’uno o l’altro dei due contendenti (in leggero vantaggio le claques per Alemanno), senza superare i limiti della decenza.
Il tema centrale, com’era prevedibile, è stato quello della sicurezza, dal quale i candidati si sono staccati solo a fatica a oltre metà dibattito. Più che la veemenza con la quale si sono rivolti l’uno all’altro, senza lesinare i toni di voce alti nel rinfacciarsi l’attuale degrado della Capitale, colpisce la diversità degli argomenti messi in campo da una parte e dall’altra: immancabilmente buonisti, quasi ecumenici, da parte dell’ex Ministro della Cultura, che del prodiano “uniamoci” ha fatto il suo mantra; decisi, netti, con tratti drammatici da parte dell’ex Ministro dell’Agricoltura, che rispedisce al mittente la proposta del braccialetto di sicurezza, che definisce “burqa elettronico”, ma rigetta anche l’idea delle ronde leghiste a favore di un irrobustimento delle forze dell’ordine già esistenti (prima tra tutte la polizia municipale, oggi delegata principalmente alle multe per “rimpinguare le casse”).
L’impressione complessiva è stata quella di un confronto tra due visioni incommensurabili. Da un lato, Rutelli ha impostato il suo discorso sull’esperienza di governo, sulla campagna elettorale appena conclusa, sul successo della Lega, sullle critiche al passato esecutivo di Berlusconi (da notare che lo abbia fatto erroneamente risalire a cinque anni fa, anziché sette: prova ulteriore, se fosse stato necessario, che persino il vicepremier ha completamente obliterato la trascurabile parentesi prodiana): insomma, sulla politica nazionale. Dal canto suo, Alemanno ha invece parlato da amministratore, citando una serie di luoghi, personaggi ed episodi strettamente legati alla realtà della Capitale (come la XX circoscrizione, i cantieri della metro C, il candidato della Sinistra Arcobaleno sostenitore delle case occupate e soprannominato “Tarzan”, i “grandi costruttori” che riescono ad ottenere licenze edilizie laddove per i piccoli risulta tutto bloccato): insomma, si è rivolto da romano ai romani, certo di essere capito.
E la sua si direbbe una scelta che ha pagato: al candidato del PD che lo trascina sul terreno minato del rapporto con la Lega, della cordata per Alitalia, della sanatoria per i rumeni (che però, Alemanno lo ricorda, sono diventati cittadini UE a tutti gli effetti solo nel 2007, con il governo Prodi), il candidato del PdL ha gioco facile a opporre pacchi di articoli di giornali, sfoderati per l’occasione, che mostravano tutte le opere e le iniziative promesse dal Rutelli sindaco di Roma quattordici anni fa, e alle quali non è mai stato dato seguito: dallo sgombero dei campi ROM all’inaugurazione di nuovi tratti della metropolitana. Un argomento apparentemente di meno ampio respiro rispetto alla visione governativa dell’avversario; ma destinato a incidere di più sulla coscienza e sull’esperienza quotidiana dell’ elettore romano (e non “Romano”).
