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E alla fine arriva Obama

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A forza di correre nei sondaggi, ad Hillary Clinton è venuto il fiatone. Ed ora, quando la corsa sta per iniziare davvero, Barack Obama potrebbe addirittura tentare il sorpasso. Finanziato alla pari della sua rivale, coccolato dai media (non solo americani), seguito da folle di supporter come non si vedeva da tempo, al senatore afroamericano mancava una sola cosa: i voti (almeno quelli virtuali). Ora, però, sembrano arrivare anche quelli. Al momento giusto.

A due settimane dai caucuses in Iowa, Obama è volato in testa ai sondaggi e si è anche giudicato l’endorsement del Des Moines Register, il giornale più importante dello Stato del Midwest, dove si voterà il 3 gennaio. Non solo. Il Denzel Washington del partito Democratico ha recuperato anche in New Hampshire, alle urne l’8 gennaio. Inoltre, il giovane senatore ha ricevuto l’appoggio del Boston Globe quotidiano più popolare del Massachusetts, patria dei Kennedy.

Dunque, l’inevitabile Hillary non sembra più così inevitabile. Un dato sottolineato dal guru dei sondaggi John Zogby, che rileva come, da alcune settimane, Barack Obama stia guadagnando terreno in tutti gli Stati dove si voterà nelle fasi iniziali delle primarie. E pensare che diversi mesi fa, uno degli strateghi di Hillary, Mark Penn, aveva stilato un memorandum di 350 pagine la sostanza del quale era proprio l’inevitabilità della Clinton quale prossimo presidente degli Stati Uniti. Questa sicumera potrebbe costar cara alla ex First Lady. Innanzitutto, rileva Zogby, Hillary ha suscitato troppe aspettative nei suoi confronti quasi che corresse contro se stessa. In più, è risultata “terribilmente arrogante” anche all’elettorato del suo partito. Obama gongola. Intanto, The Economist si chiede se alla fine la speranza di Obama (the audacity of hope) trionferà sull’esperienza di Hillary, e Newsweek si sofferma sulla forza della personalità di Obama.

Che l’ascesa del senatore dell’Illinois abbia colto alla sprovvista l’entourage di Hillary Clinton risulta evidente dagli attacchi sferrati nei confronti di Obama negli ultimi giorni. Bill Clinton ha dichiarato che Obama non ha maturato l’esperienza necessaria per guidare l’unica superpotenza rimasta al mondo. E ha rincarato la dose, affermando alla PBS che se bastasse essere telegenici (Obama lo è, Hillary proprio no) allora tanto varrebbe candidare un commentatore televisivo. La risposta della star afroamericana non si è fatta attendere: “Ho il tipo di esperienza che serve ora al Paese”. E ha aggiunto: “Ci sono momenti nella storia in cui non è sufficiente basarsi sui modi convenzionali di fare le cose, visto che le minacce che affrontiamo sono non convenzionali. Ci sono momenti in cui le nuove sfide richiedono una nuova leadership per l’America”. Obama ha avuto poi gioco facile nel ricordare che nel 1992, quando conquistò la Casa Bianca, Bill aveva rivestito solo il ruolo di governatore dell’Arkansas e, dunque, la sua esperienza in politica estera era pressoché irrilevante. Allora, ha notato con arguzia Obama, Bill Clinton era oggetto delle stesse critiche che oggi la moglie rivolge a lui.

Tuttavia, gli attacchi non si sono limitati alla politica, ma hanno preso di mira (evidente segno di nervosismo) anche la vita personale di Obama. Un consigliere di Hillary ha tirato fuori la storia dell’uso di droghe da parte del giovane Barack. Una gaffe. Questa vicenda, infatti, era già stata raccontata nel 1995 dallo stesso Obama nella sua autobiografia Dreams from my father. C’è poi chi mette in giro la notizia (falsa) che Obama sia musulmano. In realtà, era di fede islamica il patrigno assieme al quale ha vissuto alcuni anni in Indonesia, Stato con il maggior numero di musulmani al mondo. A queste bordate, Obama ha risposto con ironia tagliente: “Quando stavo sotto di 20 punti nei sondaggi, ero un ragazzo straordinario. Ora, vista la situazione in Iowa e in altri Stati, i giudizi sono cambiati”. La sintesi di questo duello – cuore contro cervello, carisma contro calcolo – si è avuta la scorsa settimana in un dibattito promosso dal Des Moines Register. Nel vivo del confronto, il moderatore ha chiesto ad Obama come possa pretendere di avere una politica estera innovativa, visto che molti dei suoi consiglieri hanno già lavorato per l’amministrazione Clinton. Hillary, prima che il senatore dell’Illinois rispondesse, è esplosa in una fragorosa risata e lo ha pungolato: “Voglio proprio sentire cosa rispondi”. E Obama, senza scomporsi: “Hillary, io spero di avere presto anche te tra i miei consiglieri”. Standing ovation.

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