E per una fiction la Capotondi perse il Campidoglio

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E per una fiction la Capotondi perse il Campidoglio

17 Marzo 2008

La par condicio colpisce ancora. Questa volta a farne le spese è il coté veltroniano,
particolarmente robusto tra i componenti di quel sottobosco attoriale che
gravita tra le fiction nazionali, le ospitate televisive e le feste del cinema
de’ noantri. Nello specifico, è toccata a Cristiana Capotondi, ex bambina
prodigio nelle pellicole natalizie con Massimo Boldi e Luke Perry, e ormai
affermata protagonista di capisaldi della filmografia italiana come “Notte
prima degli esami”.

Cos’è successo alla povera Cristiana? In attesa di comparire nei prossimi
giorni sul piccolo schermo nei panni di “Rebecca, la prima moglie”,
remake televisivo del film di Hitchcock tratto dal romanzo di Daphne Du
Maurier,  se ne andava bel bella per la sua strada, che conduceva
nientemeno che al Campidoglio: la Capotondi si era infatti presentata nelle
liste del Partito Democratico al consiglio comunale di Roma, città dalla quale
proviene (se mai qualcuno avesse avuto dubbi ascoltando la sua recitazione, del
tutto scevra da inflessioni).

Ad un tratto, però, gli si è parata davanti la muraglia di prescrizioni vigenti
relative alla comparsa in video dei candidati alle elezioni – politiche o
amministrative che siano: le quali, tra l’altro, vietano la partecipazione dei
candidati a trasmissioni di intrattenimento. Una precauzione che, all’epoca,
era stata dettata dall’intenzione di impedire a Berlusconi di farsi forte della
sua presunta  pervasività mediativa, rafforzando la propria immagine al di%0D
fuori dal terreno di scontro strettamente politico (ad esempio, facendosi
ospitare come cantante o come commentatore spotrivo).

A lungo andare, tuttavia, questo tipo di restrizione ha finito per
penalizzare il fronte avversario, in misura forse ancora maggiore di quanto non
avesse fatto per il centrodestra: basti pensare ai numerosi richiami
indirizzati alla trasmissione di Fabio Fazio, “Che tempo che fa”, per
aver impunemente ospitato esponenti politici di primo piano. Infine, nell’era
del veltronianesimo, che fonda gran parte della sua forza sullo stesso concetto
di apparenza una volta contestato al Cavaliere, le sorti si sono completamente invertite
E così, pur di non mettere in discussione la programmazione della fiction, la
Capotondi ha dovuto rinunciare alla candidatura.

Intendiamoci: l’amministrazione capitolina tenterà di sopravvivere
nonostante la defezione, ma ancora una volta proprio la rigidità di norme
pensate per tutelare la politica è servita solo a danneggiare la politica
stessa. Singolare contrappasso, per chi è partito lancia in resta per
spodestare le Carlucci e le Carfagna, ed ha finito per strappare la scrivania a
Ferrara e la telecamera alla Capotondi. Chissà se ora, dalle file del PD, ci sarà
finalmente qualcuno che comincerà a dubitare che il solo apparire in
televisione possa avvantaggiare i candidati nelle urne; o se preferirà
continuare a negare anche a telespettatori ed elettori quell’unico neurone che sarebbe
bastato a una simile riflessione.