E se le parole di Cascini le avesse pronunciate Berlusconi?
21 Marzo 2011
di Redazione
Ad un convegno culturale sul senso attuale dell’opera “L’esprit des lois” di Montesquie, il leader di un importante partito politico di governo ha detto : a mio avviso questa magistratura non ha la legittimazione storica, politica, culturale e anche morale per affrontare il tema della giustizia. Quando le sue parole sono state diffuse all’esterno, vi è stata una vera e propria sollevazione popolare. Autorevoli esponenti politici di opposizione hanno invocato a gran voce l’intervento delle più alte autorità costituzionali per stigmatizzare lo sconcio, manifestanti si sono riversati nelle piazze di molte città italiane per protestare contro il tentativo di aggressione verbale ai danni di un potere dello Stato, Comitati di Liberazione Nazionale sono sorti spontaneamente a difesa dei presidi democratici repubblicani, mente prestigiosi costituzionalisti hanno rimarcato all’unisono la gravità inaudita di quelle affermazioni, che rappresentano una chiara violazione dei principi basilari della separazione dei poteri e persino dei più elementari presupposti su cui si fonda la democrazia.
I più oltranzisti hanno persino paventato la violazione dell’art. 270 bis del codice penale (tentata eversione dell’ordine democratico) chiedendo l’immediato arresto preventivo del segretario-caimano e la confisca dei suoi beni. Proprio in queste ore, il Tribunale del popolo, ossia l’efficientissimo organismo di giustizia varato dal governo t.v.b. (Tafazzi, Vendola, Bindi), è riunito per decidere il da farsi, ma secondo fonti ben informate sono attesi clamorosi sviluppi da un momento all’altro.
Errata corrige: Si è appreso solo ora che a pronunciare le parole incriminate, sia stato un magistrato, il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini, durante un dibattito politico; il magistrato, in realtà, ha parlato di “mancanza di legittimazione morale, storica, politica e culturale del governo (Berlusconi) per fare la riforme”. Chiarita la cantonata, e stabilito che si è trattato quindi di semplici, democratiche e persino doverose espressioni di opinione di un funzionario dello stato aderente al movimento filosofico “resistere,resistere,resistere”, i paladini della democrazia, gli intellettuali indignati e gran parte dei mezzi di informazione hanno steso una coltre di silenzio su quanto accaduto, ritirandosi nei loro salotti ma riservandosi di intervenire in una (per loro) meno imbarazzante occasione.
Riccardo Chiavaroli
