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Elezioni: è scontro su ‘programma Martino’ per missioni estere

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E' scontro sulla politica estera, dopo che l'ex ministro della Difesa nel governo Berlusconi, Antonio Martino, ha esposto il suo 'programma di governo' per quel che riguarda le missioni militari.

Immediate le reazioni di Romano Prodi e Massimo D'Alema, che hanno condannato duramente le dichiarazioni di Martino con giudizi che vanno dall'"irresponsabile" al "ridicolo".

"Ridurre drasticamente o cancellare la nostra presenza in Libano, aumentare significativamente il numero dei nostri uomini in Afghanistan, e inviare istruttori militari in Iraq e in Kosovo. Se fossi ministro della Difesa è quello che farei", dice Martino in un'intervista al 'Quotidiano Nazionale'. Non solo: 'Italia dovrebbe acconsentire ad utilizzare i soldati "anche in azioni di combattimento contro i talebani", e quanto al ritorno in Iraq, Martino dice: "Smettiamola con questa idea dell'Italia con le mani legate dietro la schiena. La alleanze non sono a senso unico e per governare serve anche la spina dorsale".

Concetti che non sono una novità, nel Popolo della Libertà. Solo l'altro ieri, anche Gianfranco Fini aveva sostenuto che "in alcune aree abbiamo un numero di militari superiori alle nostre possibilità. Per esempio la nostra presenza in Libano è sovrastimata rispetto alle necessità". E anche l'ex ministro degli Esteri spiegava che "prima di dire no ad un rafforzamento della nostra presenza in Afghanistan ci penserei bene".

Parole, quelle di Martino, che suscitano la dura replica del governo uscente. Per il premier Romano Prodi, quelle dell'ex ministro Antonio Martino sul ritiro dal Libano sono "affermazioni di gravità enorme", anche per "le conseguenze sull'Iraq e sul Libano". Ed è lo stesso Prodi a riferire di una prima conseguenza: il presidente del Parlamento libanese ha convocato l'ambasciatore italiano a Beirut per chiedere spiegazioni sulle parole di Martino. Per Prodi la proposta di tornare in Iraq e uscire dal Libano è "drammatico come messaggio politico", poiché l'Italia è voluta uscire da una guerra ingiusta che "la maggioranza del popolo americano non vuole" ed è entrata in una missione di pace che "tutti ritengono indispensabile per la stabilità e l'equilibrio della zona". Insomma, per Prodi "dopo affermazioni come questa, logica vorrebbe che non fosse più ministro".

Altrettanto duro il ministro degli Esteri Massimo D'Alema: "C'è un aspetto ridicolo sul fatto che Martino voglia tornare in Iraq quando anche gli Stati Uniti se ne vogliono andare. Sono affermazioni al di fuori dal tempo" ha spiegato D'Alema, definendo le affermazioni dell'esponente del Pdl "sconcertanti". Se questo è il modo in cui la classe dirigente che vuole governare il Paese" intende trattare la politica estera "è estremamente preoccupante", per il capo della diplomazia, che ha esortato a tenere fuori dalla campagna elettorale "questioni di questa delicatezza". La discussione in atto per D'Alema è "confusa, violenta, strumentale e priva di qualunque serietà" e rischia "in qualche settimana di dilapidare il prestigio dell'Italia". Per D'Alema, "se si vuole per odio politico smantellare" la posizione acquisita dall'Italia "si dimostra di essere delle persone irresponsabili e non in grado di governare".

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