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L'uovo di giornata

Englaro, la politica e la Fiera delle vanità

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A sei mesi dalla morte di Eluana, Beppino Englaro non si dà pace e continua come può e ovunque può a cercare ancora “risposte umane” e palcoscenici pubblici. L’irrequietudine di Beppino è evidente, e stavolta ha deciso di confessarsi senza troppi giri di parole con un editoriale niente meno che alla rivista Vanity Fair.

“Per tanto tempo – scrive Beppino – mentre cercavo di dar voce a mia figlia, ho sentito dire con toni dispregiativi che la mia è stata una battaglia politica. Nel nostro paese porsi alcuni interrogativi sulla vita e sulla morte e sollecitare una riflessione aperta e serena sui limiti delle nuove tecnologie applicate alla medicina viene considerato un azzardo”. E ancora: “Ci troviamo di fronte ad una curiosa divaricazione: da una parte le persone, le loro storie, le sofferenze, il dramma delle famiglie; dall’altra i Palazzi della politica colpiti da una singolare miopia e pronti ad intervenire con una serie di veti, in barba ai principi dettati dalla Costituzione”.

Usa parole forti, Beppino, e come sempre non ha paura di chiamare in causa tutti. Per primi “quelli del Palazzo”, che non hanno capito la sua storia e il dramma suo e di sua figlia, che emblematicamente - a suo (ar)dire – rappresentano tutte le famiglie che vivono tragiche, analoghe vicende personali. Tira in ballo addirittura la Costituzione, nella quale, secondo Englaro, c’è scritto già tutto di come dovevano andare le cose fin dall’inizio. E poi, nel suo lungo intervento, il padre di Eluana rievoca tutta la storia: da quel lontano  2004 in cui scrisse al presidente della Repubblica Ciampi e per la prima volta fece capolino nella vicenda Silvio Berlusconi, al 9 febbraio 2009, il giorno della morte della figlia. Racconta addirittura - vestendo oramai gli abiti dell’abile giurista ma con una evidente, lasciatecelo dire, distorsione dei fatti  - di come, con un comportamento – sempre a suo (ar)dire – “contrario a qualsiasi principio di diritto”, la politica del Palazzo si sia occupata del caso di sua figlia (sollevando di fronte alla Corte un conflitto di’attribuzioni tra parlamento e magistratura, e poi attraverso le iniziative del governo),

Ma è la chiusa dell’editoriale che ci ha lasciato più perplessi: “La politica – scrive Englaro – resta lontana dalla gente, che ogni giorno invece negli ospedali, dinnanzi alla malattia, all’impossibilità della medicina, si pone domande semplici e cerca risposte umane. Per questo ho deciso di impegnarmi a fianco di quelle persone che credono nel cambiamento della politica e che si battono per la laicità. Come il senatore Ignazio Marino, sceso in campo per le primarie del Pd”.

Forse Englaro ignora che il Pd prima si chiamava Partito Comunista e che Ignazio Marino di lavoro fa il Senatore. Ignora che chi si fa tentare dalla proposta di farsi candidare per la segretaria regionale lombarda del Pd decide di fare politica; che scrivendo un endorsement a un candidato di qualunque genere e appartenenza sia ci si “sporcano le mani” con la politica. Quanto ci piacerebbe se il padre di Eluana si decidesse, per una buona volta, a parlar chiaro, a dire di aver cambiato idea e che in fondo la politica che tanto disprezza potrebbe anche non essere così male. Lo capiremmo anche se lo facesse in nome non di un’altissima battaglia ideale ma per il piacere di rimanere più a lungo possibile sotto le luci dei riflettori. Alla Fiera delle vanità, Vanity fair, del resto, tutto è concesso.
 

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5 COMMENTS

  1. che palle
    “ma per il piacere di rimanere più a lungo possibile sotto le luci dei riflettori.”

    Ok, avete finito gli argomenti. Beppino vi è sempre stato sulle palle e ora non sapete più come dircelo. Chiaro.

    Quello che invece non ho capito è se vi piace la “politica di palazzo”, a me sembra un concetto chiarissimo; tutto è politica, quella del palazzo no, sono interessi d’interessi di amici di amici.
    Ci passa la stessa differenza tra una Carfagna e una Binetti? Tra le sciabole sbavanti di Quagliariello e i sermoni pistoloidi di Castagnetti? Si, a mio parere si.
    Ma loro hanno il cartellino e le scarpe giuste, Beppino no.

    Che noia, se dovete proprio fare l’eco dell’Avvenire, almeno apprezzatene le maggiori libertà di concetto.

    Carlo

  2. Spiace…ma questo articolo
    Spiace…ma questo articolo riflette la vostra inossidabile faziosita’. Englaro lotta per una causa che in molti paesi piu’ civili del nostro e’ vinta da un pezzo…ma a noi italiani piace camminare con le catene del dogma ai piedi e con la faccia girata al contrario…e’ cosi’ che tutti ridono di noi…il nostro medievalismo retrogrado ci portera’ fuori dal mondo civile nei prox.20 anni… ad essere generosi…

  3. L’italia dei valori immorali
    Ignazio Marino e Beppino Englaro accomunati da un unico intento: legalizzare il testamento suicidiologico per aprire le porte all’eutanasia.
    Hanno messo in ginocchio la sacralità della vita grazie soprattutto alla potente campagna mediatica sostenuta dai radicali liberi, la cui ideologia liberticida di libertarietà ne contiene tanto più nelle parole quanto meno nei contenuti con il risultato di un irreparabile danno del “profondo” concetto del vero, non condizionato , libero arbitrio.

  4. Caro michelangelo, lei e’
    Caro michelangelo, lei e’ l’esempio piu’ fulgido di quanto sostengo nel commento immediatamente precedente al suo. Non c’e’ futuro per questa “morale”. NIetzsche fu profeta di cio’ che sta per essere in ogni dove. La nuova religione sara’ fondata sulla liberta’ individuale e sull’inalienabile diritto a morire come, quando e dove si vuole,e’ solo questione di tempo… l’eutanasia e’ la nuova bandiera della civilta’. Ogni uomo sia pienamente padrone del proprio destino.

  5. Distorsione della realtà
    Il signor Englaro non può prendersela con la politica se “mette il naso” nella sua storia: per quattordici anni non ha fatto altro che tirarcela dentro con tutte le scarpe, la politica nella sua storia, e solo quando questa non si comporta come lui vuole allora sbatte i piedi.
    Il signor Englaro ha costretto uno Stato ed un Paese ad esprimersi su una materia che è tutta personale, sua e di sua figlia, ed ha preteso che si esprimessero a suo comando, scatenando quasi una crisi istituzionale con le sue assurde e contraddittorie prese di posizione. L’ipocrisia di questo comportamento è senza precedenti.
    Il signor Englaro, come prima di lui altri “casinari” come Di Pietro, ha ovviamente in mente solo la cadrega pagata da noi tutti: è solo un altro di tanti.

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