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Englaro: sentenza Milano riaccende scontro.

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Roma, 9 lug. (Apcom) - Potrebbe essere l'ultimo atto della lunga e dolorosa vicenda di Eluana Englaro, la donna che dal 1992 vive in stato vegetativo in seguito a un incidente stradale. Ma è anche la scintilla che riaccende la polemica politica sui temi etici, con la maggioranza che critica il pronunciamento dei giudici milanesi, che hanno autorizzato la sospensione dell'alimentazione, e l'opposizione che si spacca tra favorevoli e contrari. Su tutte, la reazione dura del Vaticano: una sentenza "grave" e una notizia "estremamente triste", commenta il professor Gianluigi Gigli del Consiglio esecutivo di 'Scienza e vita' dai microfoni di Radio Vaticana.

Interrompere una vita non è mai in potere dell'uomo, secondo Mons. Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia academia pro vita, che giudica "negativa" la decisione dei giudici di Milano e spiega: "Ritengo che questa decisione dal punto di vista etico non sia suffragata da solide ragioni". "Amarezza e stupore" sono i sentimenti espressi dall'associazione cattolica Scienza e Vita.

Su questa linea, esponenti cattolici di entrambi gli schieramenti. Non fa sconti il sottosegretario con delega alla salute per i temi eticamente sensibili, Eugenia Roccella, che parla di una decisione "inquietante" perché si basa su una "volontà presunta" di morire. La forzista Isabella Bertolini parla di "una decisione abnorme, un pericolosissimo precedente" che apre "scenari inquietanti ed imprevedibili nel nostro Paese". D'accordo il ministro democristiano Gianfranco Rotondi: "Si comincia con la morte dolce e si finisce al suicidio assistito", avverte, sottolineando che "la vita non è un diritto disponibile nè davanti a Dio, nè davanti alla legge". Di "lesione inaccettabile dei principi posti a tutela della vita umana" parla il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, secondo cui "sono stati scavalcati i limiti che in passato gli stessi sostenitori dell'eutanasia avevano indicato come insuperabili". "Non comprendiamo e non condividiamo la scelta dei giudici di Milano che pongono il loro arbitrio personale al di sopra della legge e della misericordia", commenta il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione. "Nel nostro ordinamento si è di fatto realizzata una liberalizzazione delle pratiche di eutanasia passiva a colpi di sentenze della magistratura", tuona il leghista Massimo Polledri.

Esultano i Radicali, che invitano a rimettere al centro dell'agenda politica la questione del testamento biologico: "La lunga lotta di un padre per far vivere la sua paternità onorandola, e non facendosi complice dei secondini, oggi porta all'affermazione della civiltà giuridica, umana e politica", commenta Marco Pannella. "Giustizia è stata fatta, sono felice", dice Mina Welby. Si spacca, invece, il Pd, che trova d'accordo le sue diverse anime solo sul fatto che su una materia così delicata non possono essere i giudici a decidere. Per la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, si tratta di una sentenza "rispettosa della Costituzione" ma che "ci grida forte la necessità di una legge che regoli la materia nel nostro Paese. Non possono essere i tribunali, come spesso è avvenuto, a prendere decisioni così importanti per la vita dei cittadini. Andare avanti così - ammonisce - non ha più senso. Serve al più presto una legge sul testamento biologico". Dello stesso parere l'ex magistrato Felice Casson, capogruppo del Pd in commissione Giustizia, e il ministro ombra per le Pari opportunità, Vittoria Franco: "La decisione del Tribunale civile di Milano interviene con saggezza in un vuoto legislativo - dice - ritengo che una legge saggia sul testamento biologico sia un modo per stabilire criteri di chiarezza giuridica e di maggiore rispetto della dignità della persona umana". Di tutt'altro avviso la senatrice teodem, Emanuela Baio: "È triste e sconfortante che sia la Corte d'appello a decidere il momento finale di una vita umana - osserva l'esponente del Pd - A mio giudizio, seppure in una situazione di difficoltà reale e prolungata, quella di Eluana Englaro è comunque una vita".

 

 

 

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