Era sotto le macerie, il cellulare squilla, lui risponde e ora è salvo

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Era sotto le macerie, il cellulare squilla, lui risponde e ora è salvo

06 Aprile 2009

La sorella lo chiama al cellulare e lui, da sotto le macerie, riesce a risponderle e a dare indicazioni perché i soccorritori possano individuarlo. Lo studente universitario di Fermo nelle Marche, 20 anni, travolto con altri compagni dal crollo della Casa dello studente all’Aquila, se ora è salvo forse lo deve proprio a quella chiamata.

Erano trascorsi pochi minuti dalla scossa delle 3:32: la sorella e il padre dello studente, allarmatissimi, tentano di rintracciarlo al cellulare, senza ricevere risposta. Si rivolgono al 118, i vigili del fuoco, la polizia di Fermo, e a quel punto, si riesce ad allestire un ponte telefonico con la zona del crollo.

La ragazza e il fratello si parlano: lui, con un filo di voce, fornisce dati utili perché chi scava fra le macerie, al buio, possa raggiungerlo, e alla fine viene tirato fuori, incolume.

È sotto choc ma sta bene, non ha riportato ferite nè traumi, ed è già rientrato a casa. Un altro compagno di alloggio invece non ce l’ha fatta. E fra quel che resta della Casa dello studente si scava ancora. 

Potrebbero essere un’ottantina i ragazzi ospitati nella Casa dello Studente in questi giorni. Lo riferisce il presidente dell’ente per il diritto allo studio dell’Aquila, Luca d’Innocenzo, che è sul posto e ha parlato con alcuni ragazzi evacuati dalla palazzina crollata. «Gli addetti alla portineria, che potrebbero avere un’idea precisa di quanti ragazzi erano in camera al momento del crollo, sono tra i feriti. Chi è uscito mi ha raccontato che l’edificio si è diviso, un’ala è collassata di un piano perdendo mezza fila di camere, circa sei stanze (ognuna destinata a ospitare due studenti). Per fortuna siamo a ridosso delle vacanze pasquali e tanti ragazzi (la Casa dello studente di via XX settembre può ospitarne circa 140) sono già partiti. Già verso mezzanotte erano state avvertite due scosse e gli studenti erano usciti dalla palazzina, ma poi si erano tranquillizzati e tornati in camera».

L’edificio crollato, in cemento armato, secondo quanto riferisce d’Innocenzo, è stato costruito intorno al ’65, e per quanto si sa, era assolutamente a norma. «Difficile capire – dice ancora d’Innocenzo – perchè soltanto una parte si sia accartocciata su sè stessa. Nella stessa strada altri due edifici, abitati in gran parte da studenti, sono crollati».