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Eritei rapiti, secondo don Zerai uccisi due dei 250 ostaggi

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Due dei 250 eritrei rapiti nel Sinai e ostaggi dei predoni sono stati uccisi. Lo riferisce don Mosè Zerai, il sacerdote che tiene i contatti con i rapiti. Si tratta, spiega il sacerdote, di "due diaconi ortodossi, accusati dai trafficanti di aver lanciato loro l'allarme".

"Altri ostaggi - aggiunge don Zerai - sono in fin di vita dopo essere stati picchiati selvaggiamente oggi pomeriggio, mentre da qualche giorno viene negata loro l'acqua da bere e vengono costretti a bere la propria urina". "Su molte persone - ribadisce ancora il sacerdote - grava anche la minaccia dell'espianto di organi per pagare il loro riscatto".

Intanto, il ministro degli esteri egiziano Ahmed Abul Gheit smentisce le affermazioni "europee" circa un gruppo di eritrei tenuto in ostaggio in Sinai, chiedendosi se "politici e circoli religiosi europei" che hanno parlato della questione "abbiano dati confermati sui nomi degli ostaggi e sul luogo dove sono detenuti". Lo riferisce l'agenzia Mena.

Rispondendo alle domande dei giornalisti durante una conferenza stampa col collega autraliano Kevin Rudd, Abul gheit ha spiegato che il ministero dell'Interno è in continuo contatto con quello degli esteri e che "non ha alcuna informazione al riguardo". Il capo della diplomazia egiziana ha riferito che il ministero dell'interno ha informato che un gruppo di eritrei ha tentato di arrivare in Italia e che, dopo essere stato fermato, è stato rimandato in Libia. Almeno 83 di loro, ha proseguito, si è infiltrato in Egitto ed ha cercato di attraversare il canale di Suez, senza riuscirvi. Abul Gheit ha aggiunto che ci sono tentativi per fare entrare clandestinamente immigrati nel Sinai per arrivare in Israele, ma che il governo egiziano fa del suo meglio per prevenire questo fenomeno.

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