La testimonianza

“Eutanasia, in 20 anni da oncologa nessuno me l’ha chiesta”

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“Si parla tanto di eutanasia. Per quanto mi riguarda l’argomento non ha nulla a che vedere con la religione. In oltre 20 anni ho curato migliaia di pazienti con tumore ai polmoni, alcuni si sono salvati, altri si sono persi, ma mai nessuno di loro mi ha chiesto di morire. Sul fine vita ho questa esperienza, con il supporto delle cure palliative e togliendo il dolore ho accompagnato al meglio quelli che non hanno superato la malattia fino al giorno in cui sono morti, e a queste condizioni per loro è stato un momento magicamente perfetto”.

A parlare è Marina Chiara Garassino, responsabile della Struttura di oncologia toraco-polmonare dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano e ricercatrice, che ha rilasciato un’ intervista pubblicata su Ansa.it Salute&Benessere. Non proprio una qualunque, dunque, che nell’intervista ha affrontato anche aspetti personali delle professione dell’oncologo, “costretto” nel bene e nel male ad avere a che fare con il dolore e la malattia.

Ma, come racconta la Garassino, fortunatamente esistono anche storie a lieto fine: “Io e il mio team abbiamo ricevuto una bellissima lezione sulla libertà di decidere del paziente. Abbiamo avuto in cura una giovane donna, 34 anni, che aveva già metastasi cerebrali. Per caso è rimasta incinta durante il trattamento e nonostante le avessimo consigliato di interrompere la gravidanza per i possibili danni della terapia al feto, lei ha deciso di portarla avanti. A maggio è nata una bellissima bambina, senza nessun problema di salute. Questa donna ci ha educato al rispetto verso la libertà del prossimo, ci ha insegnato a stare di fronte al paziente, ci ha messo in gioco come medici. Ci ha fatto capire che non dobbiamo pensare di dover decidere sempre noi, che non abbiamo la ricetta giusta. Lei ora sta bene, è viva”.

Una testimonianza che, in ogni caso, fa ben sperare.

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