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Terza età

Fase 2, soggetti fragili, immunità di gregge e “darwinismo sociale”

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La storia della vita sulla Terra è il frutto dell’adattamento all’ambiente, teorizzato da Charles Darwin nel diciannovesimo secolo. Attraverso una serie di mutazioni e di selezioni, le specie vegetali e animali si sono continuamente adattate all’ambiente in trasformazione, trovando ogni volta le soluzioni maggiormente idonee per sopravvivere nei climi più diversi. Chi non è riuscito a adattarsi, si è estinto.

Negli anni è stato purtroppo evidenziato come non solo la trasformazione fisica delle specie abbia determinato la loro sopravvivenza, bensì anche come le trasformazioni sociali rispondano alla Teoria di Darwin: il c.d. “Darwinismo sociale”. Il concetto di fondo di tale fenomeno è che il più forte vince mentre il più debole soccombe: anche qui, in una società come in un gruppo animale gli elementi maggiormente deboli sono destinati a soccombere.

In natura, i predatori animali effettuano una selezione delle diverse specie, in quanto scelgono come proprie vittime le prede più deboli, malate o vecchie, consentendo pertanto la riproduzione dei soggetti più sani e più forti. Applicando tali concetti alla nostra situazione attuale, dobbiamo partire dalla considerazione che il Coronavirus è il predatore, e noi le prede. Gli ultimi dati parlano di una diminuzione del numero dei contagi da coronavirus in Italia. Questo vuol dire che potremmo uscire dall’epidemia nei prossimi mesi.

Perché ci aspettiamo questo andamento? Possiamo affermare ciò in base a quanto affermato nel campo della scienza detto “epidemiologia”, la branca che studia l’andamento delle epidemie, come le stesse si diffondano, e come poi abbiano fine. In particolare, il modello Lotka-Volterra “predatore-preda” si basa sull’idea che i predatori tendano a prelevare più risorse di quante la natura ne possa rimpiazzare (è il fenomeno che oggi chiamiamo “sovrasfruttamento”) descrivendo così la traiettoria delle popolazioni che prima crescono e poi collassano in una curva approssimativamente gaussiana. Esempi di tale modello sono le guerre e per l’appunto le pandemie.

Nel caso specifico del COVID 19, la popolazione del virus sta crescendo rapidamente, come succede sempre quando le risorse sono abbondanti, ma ben presto il virus comincerà a essere a corto di prede perché la maggioranza delle persone infettate non morirà, mentre i deboli, i malati e gli anziani non ce la faranno. Alla fine, non ci saranno più prede perché i sopravvissuti saranno diventati immuni. L’epidemia sta seguendo la traiettoria a forma di “gaussiana” prevista dal modello di Lotka-Volterra, per cui non si sta verificando niente di inaspettato.

I virus sono esseri alla ricerca di risorse proprio come facciamo noi e non fanno nulla di diverso di ciò che facciamo noi. Con l’enorme espansione della popolazione umana negli ultimi anni, siamo diventati un ottimo terreno di caccia per tanti microrganismi anche in considerazione della nostra tendenza ad abbandonare le campagne e vivere in città affollate dove è più facile essere infettati.

Allo stato attuale, in un certo senso siamo in guerra: i virus ci attaccano e noi ci difendiamo con il nostro sistema immunitario, attraverso una maggiore igiene, con la creazione di vaccini, antibiotici, ed altri farmaci.

Posto che non è certa la scoperta di un vaccino o comunque che questa avvenga prima della fase discendente della curva Lotka-Volterra, bisogna tener presente che batteri e virus, visti quasi solo come causa di malattie, in realtà sono presenti a miliardi nel nostro corpo e moltissimi vivono in simbiosi con noi, molto spesso in virtù degli adattamenti di cui sopra.

Con il tempo finiremo per adattarci anche alla presenza del coronavirus e raggiungeremo l’immunità di gregge. Il virus si adatterà al nostro corpo e viceversa.

Passando al concetto di “Darwinismo Sociale”, nel mondo occidentale questa teoria è stata alla base di ideologie estremiste, e finanche di movimenti razzisti. Da Sparta fino alla Germania nazista tali teorie hanno spesso fatto capolino e tentato di imporsi senza fortunatamente riuscirci definitivamente. La Chiesa Cattolica ad esempio è stata una delle più forti oppositrici a questa teoria, sostenendo infatti la teoria della uguaglianza degli uomini davanti a Dio e le necessità dell’aiuto verso i più deboli, è sempre stata ovviamente in forte contrasto con la teoria Darwinismo sociale.

Oggi si deve prendere atto che vi è il pericolo che tale visione torni ad essere fortemente presente nella società odierna e che venga presentata come unica guida verso la ripresa. Bisogna chiedersi se tale

fenomeno deve veramente attribuirsi alle teorie di Darwin, o invece vi sono ragioni di ordine prettamente ideologico e morale. Può essere utile dare qualche esempio di come alcuni Stati stanno gestendo la crisi con riferimento al tema:

· USA: con l’aperto sostegno ed incoraggiamento di Donald Trump, da qualcuno accusato di fomentare surrettiziamente la resistenza alle misure da lui adottate forse costretto dalle circostanze, cresce la protesta anti lockdown. Manifestazioni già avvenute sei Stati con il Michigan come apripista, nei prossimi giorni sono in programma mobilitazioni in altri quattro Stati per chiedere la sospensione delle misure di contenimento adottate per contrastare la diffusione del Covid19.

· Germania: indicativa la frase pronunciata da Schäuble, 77 anni, ex ministro delle Finanze, presidente del Bundestag: «assolutamente sbagliato subordinare tutto alla salvaguardia della vita umana». Lo sguardo è rivolto sulla Costituzione della Repubblica federale tedesca: «Se c’è un valore assoluto ancorato nella nostra Costituzione, è la dignità delle persone, che è intoccabile. Ma questo non esclude che dobbiamo morire».

· Svezia: l’idea propugnata dall’Agenzia per la sanità pubblica Svedese è che il lockdown, oltre a implicare costi sociali ed economici altissimi, non protegga dal rischio di ondate di ritorno del contagio. La scelta degli svedesi è stata quella di “controllare” la diffusione del virus, lasciandolo circolare – con molte precauzioni – nella società, in modo da non oltrepassare la capacità ospedaliera e arrivare gradualmente all’immunità di gregge.

Conseguenza di tale strategia è stata la cosiddetta “strage degli anziani”: in cinque paesi Ue la metà dei morti per covid-19 è avvenuta nelle case di riposo. L’età media è stata: 62 anni per i contagiati, 78 per le vittime.

I cambiamenti sociali, economici e lavorativi avvenuti negli ultimi anni hanno portato ad un sempre più ampio disgregamento familiare con la conseguenza che non si hanno più le possibilità e le capacità di tenere in casa una persona anziana che per la sua età anagrafica risulta “l’anello debole”.

Oggi, e sempre di più negli anni a venire, una delle problematiche più serie da affrontare per la nostra società sarà proprio questo: la gestione dell’assistenza ad anziani e bambini, che sono i due estremi umani che hanno più bisogno di assistenza.

Qui purtroppo si inserisce la corrente di retropensiero prima descritta per cui molti giovani e adulti (non ancora anziani, ma ricordiamoci che lo diventeranno) pensano che lo Stato non possa e non debba sprecare soldi e risorse per persone che ormai hanno completato il ciclo di vita. Per cui, le risorse che ci danno il sistema economico, e l’ecosistema naturale, (che non può reggere così tante persone), devono esser impiegate a beneficio degli individui più forti e sani.

Tornando alla crisi che stiamo vivendo, vediamo una netta contrapposizione: da un lato vi sono i soggetti con specifica competenza medica (medici, virologi, epidemiologi) i quali privilegiano l’aspetto della tutela della salute, in particolare di quella dei soggetti più deboli considerati maggiormente a rischio, dall’altro vi sono gli operatori economici i quali si rifanno in un certo modo ad una visione di “darwinismo sociale” per ragioni dettate dall’economia, ritenendo che tale aspetto debba prevalere o comunque non recedere a priori di fronte alla esigenza di tutela della salute e della vita dei soggetti più deboli.

In questo contesto in cui si contrappongono le ragioni della salute a quelle dell’economia, la scelta in toto di una linea rispetto ad un’altra porterebbe o al totale collasso economico e sociale del Paese oppure alla scomparsa delle fasce più deboli della popolazione.

Il governo è chiamato a prendere decisioni importanti sulla linea da seguire dovendo ovviamente assumere una posizione precisa con riverberi anche di tipo ideologico e non si può di certo nascondere come tali decisioni, in una situazione già caratterizzata da estrema delicatezza e precarietà, possano dar luogo ad ulteriori tensioni che dal livello puramente politico possano sfociare a livello sociale e creare occasioni di conflitto che possano andare fuori controllo.

A questo punto non può che auspicarsi che la politica riesca a tornare ad assurgere alla sua più alta funzione di mediazione delle diverse istanze ed esigenze, garantendo in primis la tutela della salute e della vita in special modo dei soggetti più deboli (al fine di non cadere nella tentazione del sopraddetto “darwinismo sociale”) ed al contempo non tralasciando le ragioni di tutela del sistema economica che se completamente neglette, porterebbero ugualmente al collasso del sistema con conseguente perdita della tutela economica (e anche sanitaria) sia dei soggetti deboli che dei meno deboli.

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1 COMMENT

  1. Il ragionamento qui esposto sembrerebbe arrivare alla conclusione secondo cui i paesi che hanno adottato misure di lockdown più leggere hanno riscontrato tassi di mortalità più alti, in particolare tra la popolazione anziana e gravata da patologie pregresse. I numeri mi pare smentiscano questa tesi. In paesi come l’Italia e la Spagna, che hanno adottato il lockdown più duro e indiscriminato (e prolungato, nel caso del nostro paese), la mortalità è molto più alta che in altri, come Germania e Svezia (ma si potrebbero citare molti altri casi, come Svizzera, Austria, Repubblica Ceca), si è scelta una strategia più articolata e meno restrittiva.

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