Fazio e Travaglio: il fascino delle manette in tivvù
13 Maggio 2008
di Redazione
Fabio Fazio sta simpatico a molti, la sua trasmissione è seguita e apprezzata, e anche chi non lo ama ammette che ci sa fare. Eppure questa ultima vicenda che lo vede protagonista per aver invitato Marco Travaglio, mostra che il suo modo di intendere la televisione non è convincente e che lui non è in buona fede.
Fazio si affanna per dimostrare che la puntata in cui Travaglio ha accusato il presidente del Senato, Schifani, di aver avuto amicizie mafiose (che questi “amici” fossero mafiosi lo si è scoperto solo 18 anni dopo e infatti Schifani non è mai stato neppure sfiorato da sospetti da parte dei magistrati, ma questo Travaglio non lo ha detto), non era frutto di un complotto.
Glielo concediamo volentieri, ma non è questo il punto. Quello che semmai andrebbe spiegato è perchè Fazio invita continuamente Travaglio nella sua trasmissione anche sapendo perfettamente che poi dovrà scusarsi per le sue sparate.
Travaglio non è un oscuro giornalista in possesso di verità scomode e inconfessabili che viene tenuto ai margini del circuito mediatico. Travaglio è la star assoluta di questo circuito: vive di ospitate fisse in decine di trasmissioni, scrive su giornali, settimanali, mensili, pubblica libri di successo, se accendete la radio sentirete la sua voce, insomma è ovunque presente con quel suo birignao giustizialista e l’aria da vittima inascoltata e censurata.
Se Fazio lo porta nella sua tramissione è perchè gli piace e gli piace che dica le cose che dice: non c’è bisogno di immaginare un complotto, la cosa è più semplice: sono della stessa pasta, vibrano delle stesse indignazioni, sono nella stessa combriccola: Fazio ha imparato a metterci un po’ più di stile, visto che è impiegato Rai, ma la differenza si ferma qui.
Fazio non chiama Travaglio in trasmissione in nome – come dice – della libertà di parola di tutti, ma solo di quella dei suoi amici e sodali (lui si limita ad ammettere che “ogni conduttore ha i suoi gusti”). E quando offre al presidente del Senato – facendo finta di scusarsi davanti al suo pubblico – l’occasione di venire “a chiarire tutto” nella sua trasmissione, dimostra la stessa attitudine di Travaglio: se Schifani è innocente come dice, venga a chiarire la sua posizione davanti al pubblico ministero televisivo del bene e del giusto incarnato dai fazio e dai travaglio. E’ di Schifani l’onere della prova: la tivvù ha fatto il suo dovere puntando il dito accusatore contro il reprobo davanti a milioni di spettatori, ora sta a lui difendersi, se vuole, in una puntata da definire…
Le cose non funzionano così, anche perchè da Fazio non ci ricordiamo di nessuno venuto – sempre in nome della libertà di parola di tutti – a chiedere conto, chessò, a D’Alema di come pensasse di “avere una banca”, o a Prodi dei suoi “amici” che – secondo la procura di Catanzaro – facevano affari tra San Marino e Bruxelles.
No, con Fazio, Travaglio, Santoro e tutti gli altri, la musica è sempre la stessa.
Adesso tutti dicono che è meglio non fare di costoro dei martiri: sarà anche giusto, ma neppure degli intoccabili…
