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Fiat. Marchionne: “Basta scontri operai-padroni. Serve patto sociale”

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"Non siamo più negli anni '60. Occorre abbandonare il modello di pensiero che vede una lotta fra capitale e lavoro e fra padroni e operai". E' stato questo l'invito rivolto ai sindacati dell'ad di Fiat Sergio Marchionne durante il meeting di Cl.

Nonostante ciò, l'amministratore del Lingotto ha accettato l'invito di Napolitano a trovare una soluzione pacifica a Melfi in attesa di una risoluzione giudiziaria al conflitto. Ma chiarisce: "Fiat ha rispettato la legge e il sabotaggio resta intollerabile perché i diritti non sono patrimonio di 3 persone", ha chiosato Marchionne sottolineando la necessità "di accettare il cambiamento e promuovere un patto sociale per consentire al Paese di andare avanti".

Di fronte alla platea del Meeting di Rimini, l'amministratore delegato della casa automobilistica di Torino ha usato quindi parole ferme per difendere le ragioni della Fiat e rilanciare sull'unica strada che ritiene percorribile: dire "basta alla lotta padroni-operai" e "abbandonare un modello che pensa solo a difendere il passato".

Come sua consuetudine, il manager non si è sottratto ai riflettori e replica, punto su punto, alle "gravi accuse" che sono piovute sul Lingotto per la gestione delle relazioni industriali, prima a Pomigliano e poi, ancora di più, a Melfi. Per Marchionne, infatti, "in Italia ci manca la voglia e abbiamo paura di cambiare".

"In questi giorni - ha spiegato - c'è una contrapposizione fra due modelli: uno difende il passato e l'altro che vuole andare avanti. Se non lasciamo alle spella vecchi schemi non ci sarà spazio per vedere nuovi orizzonti". "Trovo assurdo che la Fiat sia apprezzata e riceva complimenti ovunque fuorché in Italia - ha aggiunto il numero uno del Lingotto - . Non ci aspettiamo fanfare ma neanche fischi. La Fiat è sempre la stessa sia che si guardi all'Europa agli Stati Uniti o al Sud America". Marchionne ha poi evidenziato che "i principi della Fiat sono uguali in ogni parte del mondo, è un'azienda seria, gestita da persone serie con forti cariche e patrimonio di valori".

Sulla questione dei tre operai licenziati e reintegrati dalla magistratura, il manager di Fiat dice di attendere il secondo giudizio, previsto per il 6 ottobre: "Ci auguriamo che sia meno condizionato del primo dall'enfasi mediatica". Davanti alla platea di Cl ha ringraziato esplicitamente i segretari generali di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti senza invece citare la Cgil. L'Ad di Fiat si è però detto "assolutamente disponibile" ad incontrare il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: "Sono totalmente aperto anche io a parlare con Epifani: è una persona che rispetto e che ha un profilo intellettualmente onesto". "Bisogna saltare sul treno prima che lasci la stazione con chi avrà a bordo. Progetto Fabbrica Italia - ha aggiunto - è una cosa buona, non voglio che venga infangato da discorsi che sono ormai totalmente irrilevanti".

Non si è fatta attendere la replica degli operai alle parole dell'Ad di Fiat. "È chiaro che Marchionne vuole stare sopra la legge e sopra lo Stato", ha detto Giovanni Barozzino, uno dei tre operai licenziati e poi reintegrati. "Ci saremmo aspettati più pacatezza. Marchionne - prosegue Barozzino, che è anche delegato Fiom - ha fatto riferimento alla lotta di classe. L'unico che vuole la lotta di classe è invece proprio l'ad di Fiat".

Intanto proprio oggi si apprende che Emilio Minio, il giudice del lavoro di Melfi (Potenza) che il 9 agosto scorso ha depositato il provvedimento di reintegro in fabbrica dei tre lavoratori licenziati dalla Fiat, ha convocato le parti (azienda e Fiom) per il 21 settembre. La convocazione servirà a chiarire gli aspetti procedurali del decreto del giudice, che dichiarò "l'antisindacalità dei licenziamenti" dei tre operai e ordinò "l'immediata reintegra dei lavoratori nel proprio posto di lavoro".

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