Fiera libro, Napolitano: “Luogo di dialogo, non di contese politiche”

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Fiera libro, Napolitano: “Luogo di dialogo, non di contese politiche”

08 Maggio 2008

E’ stata una visita-lampo, durata circa
un’ora e mezza, quella del Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, a Torino per l’inaugurazione della ventunesima
edizione della Fiera del Libro.

Napolitano ha definito la Fiera “luogo del
dialogo” e non di “contese politiche”. Una presenza confermata,
nonostante i contemporanei impegni istituzionali al Quirinale,
per ribadire la propria difesa del diritto dello Stato di Israele
all’esistenza in un clima segnato dai tentativi di boicottare la
fiera proprio per la scelta degli organizzatori di invitare gli
scrittori israeliani come ospiti d’onore di questa edizione. “Si
tratta di un contesto e di un clima che non possono essere
turbati e deviati da contese politiche o da intrusioni
pretestuose” ha detto Napolitano durante il suo breve discorso
inaugurale nella Sala Gialla del Lingotto di fronte a politici e
imprenditori come Piero Fassino, Sergio Marchionne e Enrico
Salza. “I valori essenziali che la Fiera esprime attraverso
un’offerta sempre più riccamente pluralistica è quella del
confronto e del dialogo tra culture, posizioni di pensiero,
esperienze creative”.

Secondo il capo dello Stato l’opposizione alla presenza di
Israele alla Fiera del libro “stravolge politicamente e
culturalmente l’evento”. In ogni caso, ha aggiunto, la scelta
degli organizzatori è frutto del “patrimonio storico-culturale”
che Israele rappresenta, “per il suo apporto all’evoluzione della
ricerca, dell’elaborazione culturale dei linguaggi espressivi in
molteplici ambiti”. Napolitano ha poi sottolineato che “il
diritto di Israele a esistere nella pace e nella sicurezza può e
deve combinarsi con il diritto del popolo palestinese a dare vita
a un suo Stato”. Una posizione integrata con un monito rivolto ai%0D
contestatori: “Non c’è dialogo se si muove dal rifiuto della
legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua
nascita e del suo diritto a esistere nella pace e nella
sicurezza”. “La scelta di ospitare Israele coincide con la
nascita sessanta anni fa di questo Stato, deliberata
dall’assemblea delle Nazioni Unite. Non c’e nulla che possa
essere contestato”.

Nel frattempo un gruppo di simpatizzanti dell’associazione Free
Palestine ha cercato di esporre uno striscione davanti al
Lingotto, ma le forze dell’ordine lo hanno impedito per ragioni
di sicurezza. Ci sono stati attimi di tensione verbale e poi una
decina di manifestanti è stata spostata in una via laterale, in
via Spotorno, dove è stato possibile aprire lo striscione su cui
c’era scritto “No al colonialismo sionista, stato unico per arabi
ed ebrei in Palestina. Boicotta Israele, boicotta la fiera del
libro 2008”.

Dopo la cerimonia inaugurale il capo dello Stato ha girato i
padiglioni sostato presso alcuni stand, fra cui Laterza, Einaudi,
quello della Zecca e del ministero della Difesa. Poco dopo è
entrato nello stand di Israele dove, tra autorità con la kippà,
bandiere con la stella di David e spille con i vessilli di Italia
e Israele, ha ritirato una copia del libro di Fiamma Nierenstein
“Israele siamo noi” e ricevuto in regalo dall’ambasciatore in
Italia Gideon Meir una penna stilografica dedicata ai
sessant’anni dello Stato ebraico.

Prima di ripartire per Roma, accompagnato da una folla di
studenti che lo applaudivano, Napolitano ha visitato il BookStock
Village, dove ha ricevuto la riproduzione di una
medaglia del 1415 che raffigura l’imperatore Federico III
d’Asburgo. Dopo aver aspettato che si placassero le urla dei
bambini li ha esortati così: “Leggete, leggete, leggete. Leggere
vi abituerà a pensare, a crescere, a formarvi”. “Non pretendo che
stiate zitti – ha aggiunto – la vostra voce è la cosa più allegra
che esista”. Il Presidente ha poi voluto rivolgere un augurio:
“Voi siete il futuro del libro, della cultura, della democrazia”.
Prima di salire sull’auto presidenziale che lo ha riportato
all’aeroporto, ha concluso: “Vi lascio per andare in un luogo
dove c’è meno bellezza di qui”.

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