Finalmente Veltroni dice qualcosa di politico e tutti a dargli addosso
22 Gennaio 2008
di Redazione
Questa
rubrica, nata per demistificare le magnifiche sorti e progressive dell’astro
nascente Veltroni, oggi è costretta a difenderlo. Al pover’uomo infatti adesso
vogliono imputare la crisi del governo Prodi. Sarebbe tutta colpa – questa una
delle vulgate più accreditate – di quella sua improvvida frase: “Noi alle
elezioni andremo da soli”. Una battuta che avrebbe fatto fibrillare le forze
minori e che avrebbe convinto Mastella a sfilarsi.
Il
sindaco di Roma, insomma, osannato in ottobre come il salvatore del
centrosinistra, l’uomo che l’avrebbe tirato fuori dalle peste in cui l’aveva
cacciato Prodi, in gennaio è diventato – sempre secondo gli stessi
commentatori- l’affossatore del governo. Dalle stelle alle stalle. Ed è per
questo che lo difenderemo.
In
realtà Walter Veltroni ha fatto semplicemente l’unica cosa che potesse fare: ha
tentato di arrivare ad una nuova legge elettorale col consenso
dell’opposizione. L’operazione è stata resa impossibile da un pezzo del suo
partito e da parecchi fra i suoi alleati. A questo punto il segretario del Pd
si è posizionato per andare alle elezioni, visto che non ci voleva molto per capire che erano pressoché
inevitabili, almeno per due ragioni.
La
prima è che il governo da tempo è in coma profondo e qualcuno ad un certo
momento si sarebbe pur preso la briga di staccare la spina. Con la metà degli
italiani che stenta ad arrivare alla fine del mese, con la monnezza che ricopre
Napoli e la Campania, proiettando un immagine dell’Italia all’estero da far
vergogna, con 67 professori della Sapienza che impediscono al Papa di parlare
senza che il governo faccia nulla per evitarlo, come è possibile per un governo
restare in sella? Il motto “resistere, resistere, resistere” si scontra con
un’impopolarità ed un’incapacità senza pari.
La
seconda ragione per cui la crisi è da tempo alle viste, dipende dalla certezza
e dalla prossimità del referendum: Mastella e altri avevano più volte detto che
pur di non arrivare a quella data avrebbero mollato il governo al suo destino e
si sarebbero avviati verso le elezioni anticipate.
A
queste due ragioni di fondo vanno aggiunte le disavventure giudiziarie del
Guardasigilli e della sua famiglia, nonché le inquietudini di Dini e di una
composita “squadretta” di senatori.
In
questo clima, come si fa ad addebitare al povero Walter la responsabilit%C3
