Finanziaria: mercoledì sera voto finale. Critiche dalla Bindi
12 Novembre 2007
di Redazione
La riunione dei capigruppo al Senato “ha confermato per mercoledì sera il voto finale sulla finanziaria”, secondo quanto riferito da Russo Spena (Rc) al termine della riunione. Intanto, non tutti all’interno della maggioranza sono soddisfatti: prima fra tutti Rosy Bindi, ministro della Famiglia.
Quest’ultima ha infatti dichiarato: “Difficile che in questa finanziaria possano passare alcuni punti legati alle politiche famigliari e per questo sono insoddisfattissima”.
“Vediamo se alla Camera riuscirò a fare qualche passo avanti, sto cercando di spuntare qualcosa ma non credo di farcela ma semmai la dovessi spuntare non me la sento, poi, di chiedere il certificato di matrimonio”, ha continuato il ministro della Famiglia, Rosy Bindi, nel corso di un acceso confronto durante la presentazione del decimo rapporto Cisf sullo stato della famiglia in Italia, redatto da Pierpaolo Donati, docente di sociologia della famiglia all’Università di Bologna.
“Le politiche famiglia -ha sottolineato il ministro- trovano sempre difficoltà in questo Paese, perchè sulla famiglia si è sempre formato un conflitto ideologico. Ci vuole laicità da parte di tutti”.
Ad accendere il confronto tra il ministro e il professor Donati è stata, soprattutto, la suddivisione del rapporto in nove tesi di fondo che partono dal riconoscimento della famiglia nel mondo attuale e dello stato di fatto delle coppie unite in matrimonio, religioso o civile che sia.
“Non vorrei -ha spiegato il ministro- che questo rapporto sia interpretato come un manifesto ideologico e che possa, in qualche modo, rendere più difficile far passare in finanziaria alcuni punti legati alla famiglia”.
“Sto lavorando da un anno per ritoccare le tariffe elettriche perchè trovo ingiusto che una famiglia composta da sette persone si veda scattare il costo energetico”, ha proseguito la Bindi.
“Se uno consuma di più perchè ha una piscina è giusto che paghi di più -ha osservato il ministro- rispetto a chi ha un figlio in più”.
Non so se la spuntero’ alla Camera -ha aggiunto- ma se anche ce la dovessi fare, per le coppie non sposate che facciamo? Posso negare l’asilo nido ad una giovane coppia solo perche’ non e’ regolarmente sposata? Dove arriva la distinzione tra famiglia con figli e famiglia senza? Come le distingue la Politica?”.
“Vorrei poter far coincidere le politiche per la famiglia con quelle della natalità –ha affermato il ministro- perché sono i servizi che aiutano il nucleo famigliare a stare unito più che i soldi. Per questo occorre dar vita ad una battaglia seria sulle politiche famigliari”.
“Quanto ai giovani -ha osservato Rosy Bindi- non è che non credono nel matrimonio, è che non hanno le forze economiche per affrontare un passo così decisivo”.
“Dobbiamo anzitutto chiederci -ha proseguito il ministro- che impatto ha sulla vita delle famiglie le scelte che noi compiamo. Dobbiamo chiederci se le politiche del lavoro, soprattutto quelle degli ultimi dieci anni, abbiano aiutato la famiglia, dobbiamo chiederci se il fisco sia un fisco che aiuta la famiglia italiana, se ci sia una sistema di welfare complessivo che pone al centro la famiglia, come la famiglia viene aiutata anche ad esercitare quel ruolo di ammortizzatore sociale che oggi ha nel rapporto tra le generazioni”.
“Il fatto poi che ci sia una pressione al riconoscimento di altre forme di famiglia -ha fatto notare il ministro- è proprio perché questo non esiste mentre esiste, da un punto di vista dell’ordinamento giuridico, un forte riconoscimento della famiglia fondata sul matrimonio. Questo spiega perchè una minoranza, ma una minoranza in crescita, chieda all’ordinamento giuridico di uscire dalla clandestinità”.
“Ecco quindi –ha concluso la Bindi- che ritengo debba esserci un modo con il quale si mettano in atto delle politiche che sostanzialmente applichino la carta costituzionale, non solo formalmente, ma che al tempo stesso ci si debba serenamente interrogare su come regolare, tutelare e riconoscere altre scelte di vita”.
Quanto al rapporto in questione, in estrema sintesi, il 93% degli interpellati nel 2006 attribuisce molta importanza alla famiglia mentre nell’ ’99 era pari al 90% e nell’ ’90 pari all’88%.
