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Finanziaria. Via libera al Senato alla Legge di Stabilità

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Via libera del Senato alla Legge di Stabilità e al ddl di Bilancio. La "nuova" Finanziaria, già approvata dalla Camera, è legge. La Legge di stabilità è stata approvata con i voti di Pdl, Lega e Fli mentre l'opposizione ha votato contro. I cinque astenuti al voto finale sul ddl di stabilità e al ddl di bilancio di Palazzo Madama sono i senatori della Svp (Peterlini, Pinzger, Thaler Ausserhofer) e due senatori di Mpa, Giovanni Pistorio e Sebastiano Burghetta. Il terzo senatore dell'Mpa, Vincenzo Oliva, non ha invece partecipato al voto. I sì sono stati 161, 127 i no e 5 astenuti.

"Giorni or sono in occasione dell'importante incontro al Quirinale con il presidente della Camera chi vi parla ha assunto un importante impegno: che la legge di stabilità fosse votata entro questa settimana". Lo ha detto il presidente del Senato Renato Schifani prima del voto finale sul ddl di Stabilità in Aula al Senato. "L'impegno - ha aggiunto rivolgendosi a tutta l'Aula - è stato mantenuto e non posso che ringraziarvi per non avermi fatto fare una cattiva figura di fronte a chi rappresenta il Paese" ed è garante "con la sua saggezza" della Costituzione.

Per la Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, "questa legge di stabilità è un documento del tutto inadeguato non solo in relazione alle aspettative e alle necessità sociali e produttive del Paese, ma anche rispetto alle nuove regole di governance economiche e finanziarie che si stanno discutendo in sede internazionale". "Ciò che più preoccupa - afferma la Finocchiaro - è che il Paese, bloccato dall'immobilismo e dalla crisi della maggioranza, rischia non solo di perdere il treno della ripesa economica, ma di non adempiere adeguatamente agli importanti impegni assunti o che dovranno essere assunti da qui ai primi mesi del prossimo anno".

Secondo la presidente dei senatori del Pd "questa legge non delinea alcun obiettivo sul terreno non più rinviabile della ripresa economica e sul controllo degli andamenti della finanza pubblica. E, soprattutto, non prospetta interventi volti a favorire il recupero di capacità competitive del Paese attraverso un netto accrescimento della produttività totale". "Nel frattempo, il Paese - osserva Finocchiaro - sta pericolosamente regredendo non solo nei fondamentali macroeconomici, di finanza pubblica e di competitività, ma soprattutto inizia a registrare gravi e preoccupanti fenomeni di disgregazione sociale, territoriale ed ambientale, ad un livello mai raggiunto in passato". "E purtroppo - sottolinea Finocchiaro - ci siamo confrontati con un governo imbarazzato, la cui unica attitudine è stata non guardare, non sentire, non vedere. Abbiamo visto quella che è ormai una ex maggioranza caotica e rinunciataria. Tutto ciò, però, non sarebbe stato possibile, non sarebbe potuto accadere se alle spalle non ci fosse stato un comportamento incredibile dell'Esecutivo".

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